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n. 220 Marzo/Aprile 2017

 

 

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Tuttomontagna n. 172 di Novembre 2011

IL TOANESE MASSIMO BERTONI COSTRUISCE E PILOTA ELICOTTERI

La nuova sfida di Icaro: facciamo volare il mondo

”E poi/di colpo eccomi qua/sarei arrivato io/in vetta al sogno mio.../Com'è lontano ieri…/E poi/più in alto e ancora su/fino a sfiorare Dio…”

Doris Corsini

 



ICARO. Massimo Bertoni con uno degli elicotteri che ha costruito.
Le piste di atterraggio si affacciano sulla valle del Secchia (foto Edda Venturelli)

”E poi/di colpo eccomi qua/sarei arrivato io/in vetta al sogno mio.../Com'è lontano ieri…/E poi/più in alto e ancora su/fino a sfiorare Dio…”: le parole della canzone di Renato Zero “Più su” sembrano essere il naturale sottofondo della vita del toanese Massimo Bertoni, di Cavola, chiamato Icaro dagli amici, proprio come il titolo dell’album del 1981 dell’artista romano, in cui era contenuto questo famoso brano musicale.

I pionieri del volo
Massimo nasce a Milano esattamente dieci anni prima dall’uscita di quel disco, il 26 maggio 1971. A quattordici anni si trova in vacanza sul Cornizzolo, Prealpi Luganesi, tra la provincia di Como e quella di Lecco, e rimane affascinato dai primi pionieri del volo libero.
Tanto fa che riesce a comprarsi il primo deltaplano lo stesso anno, all’insaputa dei genitori. Comincia così l’emozione di abbandonare il peso della forza di gravità. Staccarsi da terra per godere di momenti indimenticabili e panorami mozzafiato.
Erano gli anni del “Delta Club Bismantova”, che faceva base a Gatta. L’esperienza finisce con una gravissima tragedia, in cui Massimo perde due cari compagni in un incidente di volo. Questo però non mina le fondamenta della sua passione. Dal deltaplano ai mezzi leggeri il passo è breve.
Comincia così a girare l’Italia passando da un campo volo all’altro, costruendo e vendendo deltaplani a motore. L’esperienza meccanica si affina al punto di arrivare a maneggiare anche motori Rotax, azienda austriaca che produce propulsori per un utilizzo che spazia dagli aerei militari ai deltaplani.

Elicottero in scatola
Tra un decollo e un altro arriva a ventidue anni e si conquista il brevetto per pilota di elicottero. Uno dei primi dell’Appennino reggiano. Leggendo le riviste specializzate, che fanno ora bella mostra nel suo ufficio tappezzandone le pareti, viene a conoscenza di un elicottero americano, Rotorway, che è venduto in scatole di montaggio.
Com’è avvenuta la costruzione del suo primo velivolo?
Per un anno e mezzo ho girato l’Italia a caccia dei pezzi usati a prezzi d’occasione, non potendomi permettere quelli nuovi. Al giorno d’oggi, internet mi avrebbe sicuramente evitato numerosi viaggi a vuoto.
Non c’era un filo di paura nel volare sul primo elicottero che ha assemblato?
Allora per nulla. La paura vera l’ho avuta solo due volte, entrando in “tumbling”. In pratica girava a spirale il mezzo invece delle pale. In altre due occasioni mi si è spento il motore. Quelli sono stati realmente momenti “emozionanti”, ma non mi hanno certo fermato.
Dopo l’assemblaggio ha avuto problemi burocratici per poterne usufruire?
L’ho costruito in Cns, un permesso speciale che porta poi un ingegnere del Rai (Registro aeronautico italiano) a farne un collaudo. Alla fine del collaudo l’ingegnere mi elogiò per la perizia e la perfezione del montaggio. Mi rese veramente orgoglioso.
Si può vedere?
L’ho venduto. Girando per i raduni internazionali ho ricevuto una buona offerta, ma ho investito quei soldi subito in un modello, questa volta nuovo, più recente. Ora sono a sei elicotteri da me assemblati e rivenduti. Adesso sono un assemblatore ufficiale per la Famà Helicopter (ditta italiana) e per la Robinson Helicopter Company (americana), che è la più grande produttrice di elicotteri civili del mondo.

Diecimila in aria
Qual è la differenza fra ultraleggero e aereomobile?
Gli ultraleggeri sono tutti quelli che sono sotto il peso di 480 chilogrammi al decollo, compresa la persona che li pilota. Sopra questo peso diventano aereomobili.
Ha mai fatto il calcolo del tempo passato in volo?
Diecimila ore circa, di cui quattromila in elicottero e seimila con alianti e deltaplani. Ho costruito in quindici anni, con pazienza e molti sacrifici, la mia officina, perfettamente attrezzata, e due piste di atterraggio certificate Enac Ansv (Società nazionale per l'assistenza volo Spa - Agenzia nazionale per la sicurezza del volo).
Tutto questo lavoro solo per un uso privato?
Il progetto, cominciato con l’apertura della mia ditta, Max Helicopters, è quello di far diventare le piste delle vere e proprie basi di rifornimento, manutenzione e hangaraggio. Con area adibita al ristoro piloti. La Inaer, che ha trentatré basi sanitarie sul territorio italiano, con quarantanove aereomobili, e che è specializzata in soccorso medico e alpino, ha formalmente chiesto al Parco Nazionale una base di appoggio. Sono certo che la struttura di cui dispongo abbia tutti i requisiti necessari per soddisfare le loro esigenze. La pista è fra Corneto e L’Oca, al Casone - Capannone, in comune di Toano, a pochi metri dal fiume Secchia. Gioca a mio favore la posizione, non troppo in quota per il problema delle temperature invernali, vista la necessità di un certo tempo di riscaldamento prima del decollo, e le controindicazioni al volo in caso di gelo. Trovandomi inoltre fuori dalle correnti “spezzate” dalla Pietra di Bismantova e in un luogo centrale per tutto l’Appennino, la localizzazione risulta strategica.

Soccorso senza soste
Quali sarebbero i reali benefici che il territorio ne trarrebbe?
I mezzi di soccorso hanno spesso il pieno fatto solo a metà, per dare maggiore manovrabilità al mezzo, specie nei luoghi impervi. Per questo motivo i rifornimento sono frequenti. Per fare un esempio pratico, lo scorso inverno, quando scomparve una persona in alta montagna, facemmo quattro volte il pieno per ogni mezzo in azione, avendo però quasi due ore di fermo macchine in totale. Due ore di ricerca, in quel genere d’evento, possono fare la differenza e sono preziosissime. Modena ha due basi e Parma una. Reggio Emilia pare voglia chiudere l’aeroporto. Alla luce di questo sarebbe di vitale importanza la nostra presenza.
Diventerebbe una base del 118 allora?
Una base di quel genere richiede presenza medica e altri tipi di specifiche. Ciò che vorrei realizzare, se riuscirò a trovare adeguati finanziamenti, sarà un eliporto, punto di appoggio non solo per il 118, che da solo varrebbe la realizzazione, ma un vero scalo certificato. Essendo anche istruttore, prevede pure una scuola di volo.

Volevo volare
Non ha mai avuto il timore di morire?
La paura è relativa, molte volte è creata. Certi hanno paura perché sanno di non aver fatto quello che volevano veramente fare nella vita, e sperano in altro tempo per realizzarlo. Io ho vissuto prendendo dalla vita quello che veramente volevo, cioè volare. Per questo non ho paura.
Non ha la posta elettronica, al giorno d’oggi è quasi raro.
Voglio il contatto diretto. Gli occhi delle persone mi dicono quello che una fila di lettere, su un computer, non possono dirmi. Va bene per il primo contatto, al limite, ma poi voglio vedere la persona, parlagli realmente.


HANGAR. Il mondo di Massimo Bertoni (foto Edda Venturelli)

Conclude Massimo Bertoni: “Spero che in futuro anche i bambini possano avvicinarsi ed innamorarsi del volo, come avvenne a me. Senza dimenticare i risvolti turistici. Ovunque in montagna si può ormai usufruire di questo tipo di voli. Le nostre località non hanno nulla da invidiare a nessuno. Affiliandosi ad un circuito di basi turistiche, si aprirebbe la strada ad un’altra tipologia di turisti viaggiatori. Lo spettacolo lassù è veramente paradisiaco. Riesce a stupirmi sempre. Non ci si abitua alla bellezza della natura. Specialmente adesso, con i colori dell’autunno, è indescrivibile. E’ un’esperienza che auguro a chiunque. Vorrei trasferire la consapevolezza della bellezza dei nostri luoghi ai giovani. Il mio sogno è di far volare il mondo!”.


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La nuova sfida di Icaro: facciamo volare il mondo
Romano protagonista in piazza


Nobili di stirpe longobarda

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