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n. 220 Marzo/Aprile 2017

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Tuttomontagna n. 172 di Novembre 2011

VILLA/MARGINI ERA AL CENTRO DELLA VITA DI PAESE

Romano protagonista in piazza

Recentemente scomparso lo storico albergatore e ristoratore del “Cusna”. Una vita tra l’Australia, le città e la sua montagna. Racconti e aneddoti

Danilo Morini

 


Romano Margini con l'inseparabile amico Umberto Guiducci

E’ di recente scomparso a Villa Minozzo Romano Margini, dopo una lunga malattia che l’aveva sottratto a quello che gli stava più a cuore, un sempre generoso e fantasioso rapporto di simpatia con amici e familiari.
Era infatti l’erede e il continuatore della tradizione di ospitalità sia alberghiera che di osteria-ristorante che sin dai primi dell’ottocento la famiglia di suo nonno, Paolo Coloretti, aveva avviato nella piazza di Villa Minozzo, a due passi dal municipio, dalla caserma dei carabinieri, dagli uffici postale e del dazio, dall’ambulatorio del medico condotto e dall’arrivo e partenza di quella corriera della Sarsa, che per tanti decenni è stata l’unico collegamento tra Villa e la città di Reggio.
Il suo regno di socializzazione era appunto la piazza, luogo di collegamento con le altre due parti del paese: Le Case di Sotto e Le Case di Là. Si trattava di quella piazza che sin dal 1590 ospitava il mercato settimanale del giovedì e che, a tutti coloro che ivi confluivano dall’immenso territorio comunale, consentiva di fare un passaggio per un bicchiere di vino toscano, e talvolta anche più bicchieri, all’osteria dei Coloretti.
Dal fondatore e nonno materno Paolo, albergo ed osteria erano passati al figlio e zio Guido, un personaggio molto originale che gestiva anche una macelleria, sempre sulla piazza, e che abitualmente usava nel suo linguaggio l’intercalare francese del generale Cambronne, sicché tra i nipoti, e Romano per primo, era noto come lo “zio m...a”.
Guido infine, morto senza eredi diretti, ricambiò a suo modo i nipoti, ed in primis Romano, lasciando la sua parte di patrimonio al partito socialdemocratico, in ricordo delle simpatie radical-socialiste di suo padre Paolo, che a Villa Minozzo era stato l’alfiere ed il primo elettore dell’onorevole Meuccio Ruini.

IRRIPETIBILE Il Margini ristoratore

Da Guido l’attività era passata alla sorella Clara, mamma di Romano e coniugata con Ennio Margini, che dalla natia Puianello si era trasferito a Villa Minozzo come casaro. Romano infatti era “bilingue”. Con gli amici di Villa parlava nel dialetto montanaro e con chi veniva dalla città o dalla pianura si esprimeva con il dialetto reggiano appreso dal padre.
A parte gli scherzi, Romano era effettivamente bilingue, avendo imparato l’inglese negli oltre due anni di sua permanenza in Australia, dove a vent’anni era emigrato per lavoro con tanti altri giovani di Villa. Alcuni dei quali, come due fratelli Caluzzi e Michele Mercanti, ivi tuttora vivono con meritati successi professionali.
Rientrato dall’Australia, con la moglie Marta Bonicelli, originaria di Quara, avviò la gestione di un bar a Genova, nel quartiere dei marinai, e poi si trasferì a Milano, al servizio, come autista-tutto fare, presso importanti e ricche famiglie meneghine.
E quindi il ritorno a Villa, ove l’osteria diventò un bar con annessa sala per partite di scopone o di busche, ed al piano superiore un ristorante noto ed apprezzato in tutta la provincia, sia per le doti culinarie di Marta che anche per quelle di Romano, sia come grande intrattenitore dei clienti che come “cameriere-metre-sommelier”, e infine cassiere di un conto sempre molto contenuto.
Tra i tanti racconti delle avventure genovesi e milanesi ne basti ricordare uno, sicuramente il più fantasioso e gustoso. Ed è quello di aver utilizzato un grande e prestigioso appartamento di una delle più importanti famiglie milanesi, che Romano sapeva per certo assente e lontana (avendo appreso il fatto dalla padrona che parlava inglese con il marito), per una gran festa cui invitò tutte le coppie di domestici di Villa Minozzo e Toano, che appunto prestavano il loro servizio a  Milano, e che poi concluse andando a riposarsi con la moglie nel lussuoso letto a baldacchino dei padroni.
La sua conoscenza dell’inglese consentiva ad un altro suo grande amico, il cardiologo Umberto Guiducci, di portarlo con sé a congressi internazionali di cardiologia “spacciandolo” per un collega, che peraltro non lo ha mai “fatto sfigurare”.
Poi alcuni anni fa tante motivate ragioni lo avevano indotto a chiudere l’attività. I locali vennero affittati ad altri usi.

Romano in versione nonno con le nipoti Sara, Valentina e Martina

Ora dell’antico Albergo-Ristorante Cusna, e della sua buona fama, è rimasto attivo solo il bar al piano terra, sulla piazza, gestito dal figlio del fratello Paolo, egli pure recentemente scomparso.
E così la piazza di Villa Minozzo ha perso un pezzo dei suoi ricordi e del suo passato, che rimane però vivo nei tanti che, come chi scrive, hanno lì felicemente vissuto gli anni della loro fanciullezza o gioventù e vi ritornano sempre volentieri, pur sapendo di aver perso un amico indimenticabile.

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