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n. 220 Marzo/Aprile 2017

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Tuttomontagna n. 172 di Novembre 2011

RAMISETO/TORNA ALLA LUCE LA STORIA DIMENTICATA

Nobili di stirpe longobarda

Campagna di studi sui castelli dei conti Vallisneri. Scavi archeologici alla fortezza di Montemiscoso

 


Gruppo di lavoro: Filippo Olari, Francescamaria Malaraggia, Elena Topi, Simone Carini, Simone Bergamini, Chiara Milanesi, Rachele Grassi (foto Nicolò Grassi)



E’ iniziata in settembre la prima campagna di studio degli antichi castelli appartenuti ai conti Vallisneri di Nigone, nel comune di Ramiseto. Un importante tassello di storia della montagna reggiana che fino ad oggi era rimasto sepolto, ma che grazie alla tenacia di un’oriunda ramisetana oggi torna alla luce.
Il crinale reggiano, per diversi motivi, ha lasciato da parte la propria storia per gran parte del Novecento. Fortunatamente però negli ultimi anni si sta cercando di recuperare tutto il possibile e si assegna un nuovo importante valore alla tradizione della montagna.

Momenti dello scavo, pulizia delle strutture (foto N. Grassi)



Tra le tantissime cose che vale la pena recuperare, ci sono la storia ed i siti archeologici che raccontano le vicende del casato Vallisneri, quei nobili di antica stirpe longobarda che hanno dominato, sebbene con fortune alterne, il crinale reggiano dai tempi di Matilde di Canossa all’arrivo di Napoleone.
La dottoressa Rachele Grassi studia dal 2003 questa storia intricata ed affascinante, ed è riuscita a trasformare la propria tesi di laurea in un vero progetto di studio e valorizzazione scientifica e culturale, che si è concretizzato nelle ultime settimane, e che vede coinvolto il Comune di Ramiseto, la Soprintendenza per i beni archeologici di Bologna, l’Università di Parma e la Fondazione Manodori di Reggio Emilia, oltre alla cooperativa archeologica Acmè, cui è stato affidato il lavoro sul campo.
La campagna di studio del castello di Montemiscoso, portata avanti dagli studenti che seguono i corsi del professor Gianluca Bottazzi all’Università di Parma, insieme alla cooperativa Acmè, specializzata in scavi archeologici, stanno dando ottimi risultati e stanno riportando alla luce le vestigia di quella antica fortezza, un’imponente opera militare che dalla posizione strategica in cui è stata edificata vigilava sul confine tra Parma e Reggio ed era collegata a vista con le maggori fortezze dell’area: Rusino, Rossena, Sarzano e l’antico castello sulla Pietra di Bismantova.
“E’ una grandissima soddisfazione per me - sottolinea Rachele Grassi - vedere che il castello di Montemiscoso riprende vita grazie anche al lavoro ed all’impegno di tanti amici. Ho sempre creduto nelle grandi potenzialità di questo progetto e fortunatamente non sono stata la sola. Adesso è cominciato il vero lavoro, che tutti speriamo di poter continuare in futuro”.

Torre a base rotonda con muro perimetrale (foto Nicolò Grassi)


Prosegue la studiosa: “Quando ho iniziato le mie ricerche, mi sono accorta che dovevo davvero procedere su un sentiero inesplorato. Ma è anche per questo che ho deciso di andare avanti, perché credo che dobbiamo conoscere le nostre radici e sono convinta che anche la storia, la tradizione ed i beni culturali possano diventare un importante mezzo di valorizzazione e promozione del territorio dell’Appennino”.
Spiega inoltre la Grassi: “Il castello di Montemiscoso è un sito molto interessante. Ne colpiscono a prima vista l’estensione e le dimensioni delle mura che affiorano dal terreno. La sede della Contea era nel vicino castello di Nigone, oggi in gran parte franato, purtroppo, ma Montemiscoso era nella posizione più strategica. E l’imponenza delle strutture murarie lo testimonia ancora oggi, sebbene siano ancora interrate per la maggior parte. Purtroppo non sono numerosi i documenti che ci possono aiutare a ricostruire la storia di questo sito, ma contiamo che sia il sito stesso a raccontare di sé tutte le notizie che ci servono. Per il momento possiamo dire, basandoci sull’esame dei reperti ceramici ritrovati nei giorni scorsi e dei pochi documenti cartacei che sono giunti a noi, che è stato abbandonato all’inizio del 1600 e che era già stato edificato nel 1200. Certamente però la numerosa frequentazione di questo luogo da parte di appassionati e curiosi ha fatto sì che molti reperti siano stati individuati e portati via. Questo è davvero un peccato. Però speriamo di individuarne altri proseguendo le indagini”.

Torre a base quadrata (foto Nicolò Grassi)

A metà ottobre si è conclusa questa prima esperienza, ma l’obiettivo è quello di andare avanti. “Sì - conclude Rachele Grassi - l’obiettivo è quello di proseguire. Infatti l’Amministrazione di Ramiseto crede in questo progetto e ci impegneremo, insieme agli altri importanti partners che compongono la squadra di lavoro, per portarlo avanti cercando di coinvolgere anche altri soggetti disposti ad affiancarci nella valorizzazione di questi importanti siti storici”.


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