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n. 220 Marzo/Aprile 2017

 

 

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Tuttomontagna n. 126 di Ottobre 2006

VALLISNERA/NOZZE DI DIAMANTE IN CASA FIORINI

Sessant'anni d'amore all'ombra del Ventasso

“Non cambieremmo questo posto con nessun altro paese”. “La gioia più bella è la mia famiglia”. “Senza il bosco mi sento perso”. La bella storia di Paride e Mimì.

Giuseppe Delfini

 

Sessant’anni insieme: a Vallisnera di Sopra e nella serenità. Protagonisti di questa bella storia sono Mimì Giudici (Enera per gli amici) e Paride Fiorini, che il 3 novembre festeggeranno le nozze di diamante.
“Ci conosciamo fin da piccoli - racconta Mimì -, abitavamo vicini. Ci siamo sposati in chiesa a Vallisnera e abbiamo fatto il pranzo a casa. Ricordo che quando don Bruno vide la nostra stanza esclamò: ‘Una camera con due finestre sinora a Vallisnera non s’era ancora vista!’”. Classe 1921 lui, di tre anni più giovane lei, i due sposi hanno sempre vissuto in questo borgo baciato dall’ombra del Ventasso. “Una volta - dice Paride - qui stavano 700 persone; a parte la quinta, che era a Collagna, c’erano pure le scuole. Abbiamo avuto persino l’asilo, e solo nella borgata di Sopra si contavano più di venti pastori”. Ora a Vallisnera di Sopra si contano una trentina di persone, il doppio di sotto (numeri che aumentano in estate e per le feste).
“Da tempo - raccontano i due - a Vallisnera di Sopra non c’è nemmeno un bimbo. Quest’anno, dopo 22-23 anni, finalmente ne nascerà uno. A Vallisnera di Sotto, invece, dai 13 anni in giù se ne contano nove”.
Mimì ha lavorato nella forestale e deve il suo nome alla signora inglese che la tenne a battesimo. Paride è stato operaio lavorando sempre in Italia. I due, intorno alla metà degli anni Sessanta, hanno gestito la bottega del paese, quindi, con altri della famiglia, hanno condotto a Cerreto Laghi lo Sport Hotel (ora Park Hotel). Segreti per spiegare sessant’anni di matrimonio non ce ne sono, ma qualche suggerimento Mimì lo dà volentieri: “Sopportarsi uno con l’altro e volersi bene. Ma bene, veh! E se non ci si sopporta... la va mal. Tutti ci sbagliamo prima o poi. In certe cose uno o l’altro bisogna cedere: noi facciamo una volta per uno”.
“La gioia più bella è la mia famiglia, sono i miei figli - aggiunge Paride -. Quando eravamo ragazzi c’erano poche comodità, adesso ce ne sono fin troppe. L’abbondanza non è una buona maestra, insegna meglio la miseria”. E Mimì: “Io sono tanto contenta perché ci vogliamo ancora bene e perché la nostra famiglia è unita. Sono fiera dei miei figli”. Che sono quattro e hanno allietato le giornate dei due sposini: Mara, Giorgio, Alfio e Cinzia. A parte l’ultima, nata al Sant’Anna, tutti hanno visto la luce tra le mura di Vallisnera.
Confida Paride: “Siamo sempre rimasti qui, e l’abbiamo fatto volentieri. Non cambierei questo posto con nessun paese: è bello, ci sono pace e tranquillità, nessun rumore. Il duro magari è l’inverno...”. Lo era prima, ma per Paride lo è forse di più ora, visto che i mesi freddi li deve trascorrere da una figlia a Castelnovo. “Io lì mi trovo bene - confessa Mimì -, le donne in casa trovano sempre qualcosa da fare, mio marito no”.
“Ho tanti amici a Castelnovo, ma quello non è il mio ambiente, non sono uno da bar. E allora - si chiede Paride - cosa faccio?”. Passeggiare? Certo, ma senza il bosco vicino lui non sta bene.
“Nostro papà - raccontano i figli - ha due grandi amori: la mamma e il bosco”.
“Mi piace andare a funghi e vado ancora ad aiutare a fare legna. Soffro di mal di schiena, ma l’altro giorno sono salito sul Ventasso e arrivato in cima non sentivo più alcun dolore. Quando sono là, sto proprio bene”, precisa.
Tra i ricordi della famiglia Fiorini, spiccano quelli di guerra. Lui è stato soldato per cinque anni: Cuneo, Sicilia, Algeria, Marsiglia, Liegi... e poi l’esercito italiano dove non gli fornivano nemmeno le scarpe, la prigionia con gli americani, il servizio negli ospedali: un fiume di ricordi. Ma anche Mimì ha del suo: “Avevo un fratello nei partigiani, e lo sono stata anch’io. Portavo da mangiare e consegnavo lettere, ma non ho mai sparato un colpo”. Mimì racconta del rastrellamento di Vallisnera: “I tedeschi cercavano i partigiani, ci portarono tutti alla fontana. Pensavamo di morire. Portarono via Agostino Giovannini, Alberto Fiorini e don Giuseppe Donadelli. Li fucilarono a Villa di Sotto. Con la mamma del parroco girai alla loro ricerca. Qualcuno a un certo punto ci disse che erano stati uccisi. Ettore Giovannini venne con noi nel punto indicatoci: erano tutti e tre abbracciati e bendati, il don aveva la corona del rosario in mano. Fecero delle casse con delle tavole di castagno e il giorno dopo si celebrarono i funerali”. Ma questo è passato. Adesso a Vallisnera di Sopra si può pensare al futuro, alla festa coi figli, le sei nipoti, il pronipote maschio e un grande esempio di serenità e di amore da raccontare a tutti. Perché sessant’anni di vita insieme, baciati dalla serenità e dall’ombra del Ventasso, sono una cosa davvero fantastica.

 

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