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n. 220 Marzo/Aprile 2017

 

 

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Tuttomontagna n. 137 di Dicembre 2007/Gennaio 2008

RAMISETO/UN’ALTRA ECCELLENZA

E’ Natale, nella valle del pungitopo

Una monumentale distesa di agrifoglio, unica in regione. Vietato raccoglierlo, anche se c’è chi ha provato a strapparlo con un escavatore... Martino Dolci: “Ci protegge dal vento”.

Gabriele Arlotti

 


Il ramisetano Martino Dolci posa accanto all’agrifoglio di casa propria.


Nella valle del pungitopo ci finisci senza accorgertene. Siamo nell’alto Ramisetano, e si resta incantati da faggete e pendii a picco sull’Enza. Ma è anche la monumentale valle del pungitopo, esempio unico in regione. Qui cresce e ha il suo abitat l’Ilex Aquifolium, noto anche come agrifoglio o pungitopo maggiore, splendida pianta temuta dagli Etruschi, celebrata dai Celti, dai Romani e, per quelle sue drupe che maturano d’inverno, simbolo delle festività pagane prima, cristiane poi.
Ci accoglie Davide Dazzi, sindaco di Ramiseto: “Il Pecorino dell’Appennino reggiano e il Parmigiano-Reggiano come prodotti agroalimentari, il Cavallo del Ventasso come animale domestico; il pom ross (la mela rossa) di Temporia come frutto e l’agrifoglio come essenza decorativa e pianta protetta: sono gli emblemi del nostro comune”. Motivi di meritata gloria all’ingresso del Parco nazionale.

Una pianta con tante doti

Martino Dolci, 54 anni, intenditore e produttore di Parmigiano-Reggiano (goleador con la Latteria del Parco nella Nazionale del Parmigiano-Reggiano alle recenti Olimpiadi di Germania), consigliere del Parco nazionale, ricorda ancora quando “piccolino, accanto alla mia casa a Pallarino, usava piantare il pungitopo (come qui si chiama l’agrifoglio) per proteggersi dal vento, prendendolo dalla campagna”. La prima pianta i suoi nonni la posarono accanto a una capanna oltre un secolo fa. Ora è alta otto metri e la chioma è orientata proprio dalla direzione del vento. Da lei hanno generato le piante che ora caratterizzano e circondano le poche case intorno”.
“Ha tronchi anche di 35 cm di diametro - spiega Dolci - e il pungitopo ha una particolarità: alla base le foglie sono pericolosamente appuntite, per difendersi dagli animali, mentre nei rami più in alto sono semplicemente ovali. Ha anche la dote di piegarsi sotto il peso della neve senza spezzarsi. Chi strappa i rami nel periodo del Natale causa un danno al territorio, ma non si porta certo a casa il fascino di questi esemplari della natura”.
Ed è vero, perché è uno spettacolo, nella radura dell’inverno, ammirarne le chiome verdi qua è là, da Miscoso sino al Lagastrello. Esteso su diversi ettari, l’agrifoglio di Ramiseto, elegante e resistente, è impreziosito da quelle bacche ora rosse come il Natale.

Multe per chi transige

“E’ una pianta protetta - spiega Marialuisa Borettini, presidente delle Guardie giurate ecologiche volontarie della Provincia di Reggio Emilia (Ggev), che col Comune di Ramiseto ha stipulato una convenzione per vigilare sulle essenze protette e divulgare la cultura del naturale -. Nella nostra associazione siamo una novantina di volontari che, a rotazione, coadiuviamo le forze dell’ordine per fare rispettare le norme vigenti. Come, per la Provincia, vigiliamo sulle norme di caccia, pesca, raccolta di funghi, tartufi e flora protetta”.
Una lezione sull’agrifoglio tenuta alle scuole medie di Ramiseto da Marialuisa Borettini (anche nel riquadro).

“E, tra le specie tutelate dalla Legge regionale 2 del 1977 - spiega la presidente - accanto a moltissimi fiori (come le orchidee), troviamo molti arbusti tra i quali, appunto, l’agrifoglio. Una pianta che d’inverno si copre di bacche rosse (ma in alcuni casi anche gialle o nere). Il problema è che qualche cittadino male informato o qualche malintenzionato può avere la tentazione di raccogliere dei rami in questo periodo. Addirittura abbiamo trovato una persona che con un mezzo meccanico voleva togliere l’arbusto con la roccia attaccata”.

Se ne cibano i volatili che scendono da Nord

Qui a Ramiseto, cos’ha di particolare?
“La bellezza dell’agrifoglio ramisetano è unica: ci sono cespugli grandissimi, floridissimi, è la stazione botanica più importante di tutta l’Emilia Romagna. Ha un’estensione monumentale”.
Quale valore ha questa pianta?
“E’ per il sistema ecologico: passati i primi freddi, le bacche perdono la lucentezza, divengono cotte dal gelo e molto appetite dai volatili che svernano da noi, scendendo da Alpi o Nord Europa: pettirossi, cince, regoli, passeracei e rigodei ne sono ghiotti...”.
Ma bisogna guardarsi anche dall’uomo.
“Ripeto: è vietato raccoglierlo. Chi ne strappa dieci rametti incorre in una multa di 500 euro. In area Parco, queste sanzioni potranno anche essere riviste. Solo le bacche possono essere raccolte. L’appello che voglio fare è prima di tutto per i ramisetani, che diffondano la cultura di questa pianta che non deve essere assolutamente raccolta. Ai turisti, invece, diciamo di venire a vederlo in loco: è splendido. Intanto, siamo venuti nelle scuole medie a parlare e a mostrare agli studenti questo patrimonio. Avrei un’idea”.



L’agrifoglio - anche con bacche gialle - in tutta la sua bellezza. Quello utilizzato per la foto di copertina è frutto di potatura invernale della medesima pianta. I rametti residui sono stati donati al Comitato per il restauro della chiesa di Valestra per i mercatini di Natale.

Esperti a confronto: la coltiviamo?


“Sarebbe bello attrezzarci con l’Istituto ‘Motti’ per riprodurre qualcuna di queste piantine, con tanto di marchio”.
“Quella dei prodotti del territorio con un proprio marchio - spiega Ivano Pavesi, presidente del Consorzio per la valorizzazione dei prodotti dell’Appennino - è la prima strada da seguire per valorizzare le nostre tipicità. Potremmo impegnarci su questo fronte e lanciamo una proposta a Parco e scuola”.
“E’ un’idea sulla quale ci possiamo attivare, sperimentandola opportunamente”, dice di rimando Paolo Francesco Baroni, preside dell’Istituto “Motti”.
Per chi volesse fare una visita guidata nella valle del pungitopo, si può rivolgere alle disponibilissime Ggev (tel. 335201316, gev.gheppio@comune.re.it) a Reggio Emilia in via Lombroso 1.


UNA PIANTA CHE SI SPOSA BENE COL FAGGIO

La leggenda dell'agrifoglio



L’Ilex Aquifolium appartiene alla famiglia delle Aquifoliaceae. E’ un arbusto sempreverde, con foglie coriacee, con contorno spinoso nelle piante giovani. Sono lucide e cerose sulla pagina superiore, opache e verde più chiaro su quella inferiore. I fiori sono di un grigio perlaceo, profumati; crescono nel periodo aprile-maggio. Il suo frutto è una drupa carnosa di colore rosso marcato, in alcuni casi giallo o nero. Appetito dagli uccelli, il legno era usato per fini e delicati lavori di artigianato. Preferisce un’esposizione al sole. Il terreno adatto per la sua coltivazione necessita di un buon drenaggio, terreno acido o semi-acido, fertile e ricco di humus, non calcareo. Gradisce posizioni ombreggiate o di sottobosco, meglio se accanto ai faggi. La moltiplicazione avviene con la semina dei semi freschi, per mezzo di talea legnosa, per margotta o per innesto. Annoverata fra le specie protette, attorno a questa pianta sempreverde sono nate molte favole e leggende, specialmente nei paesi nordici. 

Sommario



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E’ Natale, nella valle del pungitopo
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