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n. 220 Marzo/Aprile 2017

 

 

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Tuttomontagna n. 137 di Dicembre 2007/Gennaio 2008

IN REGALO L'ESCLUSIVO CALENDARIO 2008

L'Appennino dei Ricordi

Con le foto di monsignor Francesco Milani, molte delle quali inedite. Scopriamo il sacerdote e storico nella sua passione di fotografo.

Giuseppe Giovanelli

 


Don Francesco Milani sulla soglia di una tipica capanna per pastori di montagna.


Francesco Milani, nato a Minozzo il 4 ottobre 1899,  sacerdote nel 1924, morto il 19 dicembre 1996, è ovunque noto come insegnante e ricercatore storico. Il suo nome è legato soprattutto a Marola, dove ha insegnato dal 1923 al 1966 (proseguen-do poi per un’altra ventina d’anni nel seminario urbano) e di cui ha raccolto il maggior numero di notizie storiche, in parte ancora inedite. Egli appartiene a buon titolo a quella tradizione reggiana di sacerdoti studiosi – tra i quali i fratelli mons. Angelo e card. Giovanni Mercati – che hanno lasciato un’impronta molto profonda nella cultura e, ancor più, nelle persone che hanno avuto modo di ac-costarli e di condividere con loro preziosi momenti di vita.
Meno noto, invece, è il don Milani fotografo. Appassionato di tutte le nuove tecnologie, egli colse fin da giovane il valore documentaristico della fotocamera, sia come mezzo per le sue ricerche storiche, sia come piacevole strumento per fissare momenti di vita del seminario e delle parrocchie soprattutto di montagna. Don Francesco non era uomo da soldi e anche la macchina fotografica, che egli teneva abitualmente sull’automobile, a portata di mano per fissare ogni evento o situa-zione che gli paresse degna di nota o anche semplicemente bella, fu usata con una parsimonia (non avarizia, tutt’altro) che si rivela, oggi, scelta e studio accurato dei soggetti, soprattutto di quelli paesaggistici.

Il ritorno a casa della famiglia Milani a Minozzo con la Fiat Millecento primo tipo.

Più che le copie cartacee, divenne poi sua abitudine conservare i negativi che, negli anni 1970/80, cominciò a rispolverare e a selezionare per ristampe. Cominciarono così a circolare alcune sue foto, spesso anonime, che testimoniavano la vita di una montagna reggiana ormai al tramonto: personaggi del mondo ecclesiastico come il famoso don Ferdinando Simonelli di Belèo con quella sua lunghissima pipa; eventi che segnarono svolte storiche come il Convegno di Felina del maggio 1943 quando il mondo cattolico reggiano cominciò a organizzarsi per chiudere gli anni della guerra e del totalitarismo; o i mendicanti che bussavano alla porta del seminario; o paesaggi che la viabilità e l’edilizia sviluppata dopo gli anni del boom econonico avevano marginalizzato se non cancellato, come le belle vedute del Ligonchio d’anteguerra.
Un cassetto della sua scrivania andò così riempiendosi di negativi “6x6” usciti dalla sua reflex anni Trenta finchè, attorno al 1957, qualcuno gliela rubò approfittando del fatto che egli era solito lasciarla in vista sul cruscotto dell’automobile, un’abitudine derivante dal suo non pensare mai male degli altri. Proseguì a far foto con un apparecchietto più piccolo, formato “Leica”, ma lo studio dell’immagine non gli veniva più così accurato come nel grande specchio della vecchia fotocamera.

La ripida salita verso Campolungo con la sua vecchia chiesa alle pendici della Pietra di Bismantova.

A distanza di anni, questa considerevole quantità di negativi si è trasformata in un fondo documentario di prim’ordine dove i soggetti legati alla vita della Chiesa locale hanno una preminenza numerica, ma dove abbondano pure i soggetti paesaggistici e di vita quotidiana: donne, bimbi, famiglie, lavoro, tempo libero. Persone che hanno tutte una loro identità, oggi però difficilmente riconoscibili perchè raramente i negativi hanno una indicazione di tempo e di luogo. Un vero e proprio specchio della vita sulla montagna reggiana – ma non solo – particolarmente centrato su quel quarto di secolo che va dagli anni 1930 a metà degli anni 1950.
Abituato a ricercare documenti del tempo antico, con quest’altra sua passione per le tecniche nuove don Francesco Milani ci ha lasciato una ricca documentazione del suo stesso tempo che, ormai, dalla cronaca sta passando alla storia.

 

Sommario



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L'Appennino dei Ricordi

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