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n. 220 Marzo/Aprile 2017

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Detto tra noi...

Gli editoriali di Tuttomontagna

 

Chiamale se vuoi utopie

Numero editoriale: 127

 

- Unione dei Comuni o Comunità Montana. La scelta che la nuova finanziaria impone ai Comuni membri contemporaneamente sia delle prime che delle seconde è rilevante. Non tanto per la curiosità di scoprire  dove si collocherà chi deve decidere, ma perché nella sua filosofia di fondo palesa la volontà, da parte di chi ci governa, di sfoltire finalmente l’inutile italica giungla di enti e sotto-enti coi relativi vincoli e sotto-vincoli, scranni e sotto-scranni, stipendi e sotto-stipendi, favori e sotto-favori. Un’operazione che potrebbe regalare, sperando di non assistere all’ennesimo dietro-front, snellimento burocratico e  risparmio. Passando ad un’inquadratura montanara, vanno salvaguardate due priorità: le risorse e la tempistica. Stiamo parlando, rimanendo a casa nostra, dei Comuni dell’alto Crinale (Busana, Collagna, Ligonchio e Ramiseto), i più svantaggiati dalla geografia, dalla viabilità e dalle troppo spesso misere attenzioni della megapolitica. I fondi necessari al mantenimento dei servizi essenziali, allo sviluppo sociale ed economico e alla creazione di uno stile di vita attraente e sostenibile anche per i giovani e le famiglie, devono essere garantiti. Che poi arrivino tramite l’Unione o la Comunità montana, sulla base di progetti concreti, condivisi e verificabili, poco interessa. L’importante è che esistano e non vengano dirottati solo ed esclusivamente sui più o meno grandi centri abitati. Se la montagna si trasforma in un semideserto umano prima o poi muore e frana, e con essa l’Italia intera. Dovendo scegliere, e con l’ok dei bilanci di cassa, noi preferiremmo che fosse mantenuta l’unità dei Comuni del nostro Appennino. Se venisse confermato l’ente Unione dei Comuni si creerebbero due associazioni distinte se non contrapposte sulla stessa terra. Niente Unione quindi, intesa come organismo dei quattro suddetti soggetti, e conservazione della Comunità Montana a tredici con una politica di collaborazione, intesa e supporto. Per raggiungere questo non imporremmo scelte affrettate, ma neppure  scadenze illimitate o proroghe infinite, in puro stile italiota. Un’utopia?
- Uno dei motivi (il principale?) per il quale, in questo periodo di eventi drammatici, in molti si sentono a disagio è rappresentato dal fatto che, per migliorare il proprio paese, tutti hanno responsabilità e sono chiamati in causa, possono e devono fare qualcosa. Nessuno è escluso o può fare finta di non saperlo. Ciao comodo divano, addio home sweet home. L’imperativo era valido anche prima. Il guaio è che finché tutto va o sembra andare bene, nessuno si scompone. Bastano così qualche euro in tasca e le classiche deleghe rifilate all’esterno per vivacchiare tranquilli o intontiti. Ora la sveglia è suonata. Non siamo di fronte a una super infrastruttura da finanziare un tot per uno, ma ad un grande ripensamento (non per tutti, poiché non siamo all’anno zero, ma per tanti) del proprio modo di essere adulti, giovani, politici, lavoratori, volontari... Uno in relazione con l’altro, tenendosi visti e sentiti. La frase non è nostra, ma se tanti uomini di piccolo conto si rimboccano le maniche e si aiutano a vicenda, le cose non possono che migliorare. E poi spalanchiamo le finestre della casa e del cuore, scendiamo in strada, guardiamo i numerosi esempi positivi che ci sono. Non subiamo la storia, non ricerchiamo sempre l’ombrello di partiti, gruppi o movimenti, prendiamo l’iniziativa. Magari, partendo dalle piccole occasioni di fianco a noi. E’ un’utopia così enorme?
- Capiamo le esigenze giornalistiche, ma saremmo contenti se i quotidiani, ogni volta che si parla di giovani, disagio e dintorni, la smettessero di pubblicare la solita foto di Giacomo Li Pizzi con la sua chitarra. Si parla del Gasoline? C’è la foto di Giacomo.  Le indagini si allargano? Un giovane tenta il suicidio o purtroppo vi riesce? C’è un consiglio comunale? Attaccano uno striscione anonimo sul Tiffany? Arriva don Chiari? C’è sempre e comunque la foto di Giacomo. Non vogliamo che sia dimenticato. Anzi. Ci dispiace però che il suo viso venga utilizzato alla stregua di un richiamo come tanti altri. Tutto qui. E’ un’utopia pure questa?

 

 

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