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n. 220 Marzo/Aprile 2017

 

 

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Gli editoriali di Tuttomontagna

 

Tanto tuonò che piovve

Numero editoriale: 125

 

di Giuseppe Delfini

- Pare che la nomina del nuovo presidente del Parco nazionale, nella persona dell’ex senatore Fausto Giovanelli, sia in dirittura d’arrivo. Che per vicenda personale, impegno, curriculum e (soprattutto da quando non siede più sugli scranni di Palazzo Madama) contingenza storica, fosse il candidato naturale (ideale o predestinato? Fate voi), era cosa risaputa. Manca ancora l’ufficialità, ma il fatto che sia il segretario provinciale del suo partito che l’assessore regionale competente ne facciano in tal senso il nome, rende il pronostico sin troppo facile. Dunque: dopo le vicende finite in modo “traumatico” di Zobbi e Guerriero (tra carte bollate la prima, e dimissioni, polemiche e scelte discutibili la seconda, abbiamo accumulato un repertorio da non fare invidia), il nostro Nazionale avrà quella completezza operativa duratura (speriamo) che da sempre gli manca. Non vogliamo entrare nel merito della scelta e dei perché si sia arrivati a questo punto, ma era ora che finisse una situazione di stallo dovuta a penosi triccheballacche politici. La montagna non ha bisogno di palleggi a centrocampo ma di robuste azioni d’attacco. Non abbiamo la presunzione di suggerire consigli o indirizzi strategici, pensiamo però che l’azione di rilancio e decollo di questo Ente non possa prescindere dalla collaborazione coi cittadini e dal coordinamento delle tante realtà, pubbliche e private, che ne fanno parte. La partita della nomina si è giocata, come per legge deve essere (anche se qualche dettaglio sarebbe meglio cambiarlo), nelle stanze del potere? Bene, ora usciamone e iniziamo a operare tutti assieme. Avremo un presidente, viva il presidente. E buon lavoro.
- Sulla vicenda che ha visto il geometra Enzo Piccinni, da 25 anni dipendente dell’ufficio tecnico di Castelnovo Monti, sospeso dal lavoro per due mesi senza stipendio per le dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa contro il proprio vice sindaco e assessore all’urbanistica, Fabio Bezzi, è meglio inserire un distinguo. Intanto: se Bezzi e il sindaco Marconi hanno preso tale provvedimento, probabilmente la legge glielo consente. Evitiamo quindi di parlare di soprusi (e di diffondere affermazioni fuori luogo, come lo sono state alcune del consigliere regionale Filippi). Discutiamo, invece, dell’opportunità di far scattare una tale disposizione. In generale: se riteniamo che la dialettica e il confronto stiano alla base della democrazia e della crescita di una comunità, non vediamo cosa c’entrino le querele o le sanzioni disciplinari in tali rapporti. Che talvolta sono duri, acidi, conflittuali, ma che fanno parte delle regole del gioco e del sale della vita pubblica. Nello specifico: abbiamo gradito i recenti comunicati chiarificatori dell’Amministrazione, che hanno preso in esame quanto fatto nel settore dell’edilizia e dell’urbanistica, i regolamenti, le linee. Però. Non ci pare però azzeccata la teoria secondo la quale Piccinni sarebbe stato punito perché ha attaccato i propri datori di lavoro: sindaco e vice non sono i datori di lavoro di Piccinni, ma sono i cittadini a essere i datori di lavoro di Marconi, Bezzi e Piccinni. E’ vero che certe questioni vanno risolte in modo interno, ma è pure vero che da tempo il tema ufficio tecnico era alla ribalta su tutti gli organi di informazione. Non ci stupisce che un dipendente comunale, sentendosi tirato in ballo e toccato nella propria dignità, magari sbagliando a stretta norma di codice, abbia seguito l’onda di questi interventi. Tale punizione, e siamo al secondo però, genera il forte sospetto che chi governa cerchi di stroncare sul nascere le forme di dissenso e di critica, provi a tarpare le ali ai voli della contestazione. La casa comunale deve essere aperta e trasparente, arricchire di informazioni, opportunità e conoscenze. Non deve generare sospetti. Meritava rischiare questo nella circostanza? Per noi, no.

 

 

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