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n. 220 Marzo/Aprile 2017

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Detto tra noi...

Gli editoriali di Tuttomontagna

 

Normalità. Che dramma

Numero editoriale: 120

 

di Giuseppe Delfini

1) La vicenda della donna trovata semi assiderata nella propria casa, in un capoluogo della nostra comunità, non può rimanere un puro esercizio di cronaca. Si tratta di un caso difficile, nel quale la stessa interessata non facilitava l’opera di chi le stava intorno (e qualcuno che generosamente cercava di darle una mano c’era, per fortuna). Ma sono diverse le contraddizioni che emergono da questa storia. Nell’era delle comunicazioni facili e in tempo reale, molti ignoravano le pessime condizioni di vita della persona in questione. Abbiamo presente la sorte degli alberi delle foreste amazzoniche ma ci sfugge il calvario dei ramoscelli fragili che ci vivono di fianco. E’ normale? E ancora: quello Stato che giustamente mobilita uno stuolo di avvocati di fronte a chi non paga una seppur minima bolletta, parlando della prevenzione di casi come questo si dichiara impotente. Se uno butta via la cartella delle tasse lo Stato si muove, se uno fa altrettanto con la propria vita lo stesso Stato dice di non sapere cosa fare. E’ normale? E’ doveroso combattere il reato dell’evasione fiscale, ma anche gettare via la propria vita, il tesoro più grande che esista, è reato. Di tipo diverso, ma che va ugualmente combattuto. Se poi uno sciupa questo patrimonio senza volere, potremo chiamare tale gesto in altro modo, ma la risposta non dovrà mai essere una normale indifferenza.
2) Troppe cinghie di collegamento tra amministratori e amministrati sembrano essere saltate. Prendete il caso della costruzione della Tav in Val Susa, o le vicine diatribe tra alcuni Comuni della montagna o la stessa Provincia di Reggio con i sindacati e i propri dipendenti. Le mancanze di informazione, coinvolgimento e concertazione sono palesi. Un bel segno? Non mi pare. Soprattutto in questo momento, con i partiti barricati nel proprio castello ed il fossato che li divide dalla gente comune che si allarga a dismisura. E non servono a colmare questo baratro né le votazioni primarie promesse e non attuate, né il nuovo sistema elettorale, nel quale sono state abolite le preferenze, l’ultima arma che aveva il cittadino per tentare (anche se talvolta invano) di mettere chili su un piatto della bilancia o su un altro. Sino a una manciata di anni fa, poi, anche a livello paesano si conoscevano i partiti che agivano e chi li guidava. Questi leader spesso apparivano pubblicamente proponendo, dialogando, punzecchiando. Era più facile vedere riunioni indette da partiti anche al di fuori del periodo elettorale. Ora non si sa con precisione né che partiti esistono né chi li guida. Le dispute pubbliche sono tra sindaci (e assessori) e opposizioni. Esistono i gruppi di potere e contropotere, e in questa battaglia di oligarchie le differenze tra destra e sinistra sono assai sfumate. Per non parlare delle incomprensibili guerre intestine nei vari schieramenti, fazioni o combriccole di gestione. Concludendo: amministrazioni e partiti arroccati su se stessi, con incapacità o estrema difficoltà a dialogare con chi sta intorno. Se a questo panorama aggiungiamo lo show che stanno regalando gli esponenti nazionali di qualsivoglia schieramento (presenzialismi infantili, assurde battute, torte in faccia, liti continue), la spinta ad andare a votare si spegne del tutto. C’è voglia di cambiare quella che è diventata una triste normalità, ma come evidenziare tale desiderio? Votando il “meno peggio”? E’ ancora il caso? Da un pessimo tele-programma possiamo difenderci cambiando canale. Riferendoci alla politica, però, non sappiamo su quale spettacolo puntare per non restare inorriditi. Lo zapping è inutile. Cosa può servire? Manca poco alle votazioni. Vogliamo provare a discuterne? Cosa fare per non perdere un’altra occasione per costruire qualcosa di buono?

 

 

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