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n. 220 Marzo/Aprile 2017

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Detto tra noi...

Gli editoriali di Tuttomontagna

 

Piccole cose crescono

Numero editoriale: 129

 

di Giuseppe Delfini

1) Dato che non è affatto vero che siamo un popolo di santi ed eroi, l’importanza delle scelte e delle decisioni personali la vediamo soprattutto nelle piccole cose, come la prima e sinora unica micronevicata pluriannunciata del nostro tiepido inverno. Sono bastati pochi centimetri di coltre bianca per evidenziare determinate lacune nella macchina pubblica e nella testa di alcuni automobilisti e camionisti, sorpresi senza l’armamentario consono (catene e pneumatici da neve). Se pensiamo che in un simile frangente sul Ponte Rosso a Castelnovo bastano un’auto o un camion con le gomme in stile gita di pasquetta, e che quindi finiscono di traverso sui tornanti, per tagliare in due la provincia e bloccare frotte di veicoli (e magari di mezzi di soccorso), non ci resta che concordare su come l’attenzione del singolo nelle faccende della vita quotidiana sia fondamentale per il buon vivere di tutta la comunità. Non vogliamo sbiascicare prediche: stiamo solo cercando parole un poco più forbite del solito per dare del pirla a chi in quella candida mattina ci ha fatto perdere quasi due ore alle porte della nostra capitale. Ma andiamo avanti. Nell’interessante conferenza tenuta al “Bismantova”, il climatologo Luca Mercalli, parlando della razionalizzazione dell’energia, ha tra l’altro dichiarato: “Ne sprechiamo una fetta così consistente che neppure immaginiamo. Da ciò l’importanza capitale di un impegno personale, a partire dai diretti comportamenti nella gestione delle proprie mura domestiche. Dovremmo pensare a un benessere giusto, non ad uno sprecone, eccessivo, smodato”. Ecco quindi che pure zigzagando su questioni di primaria importanza come quelle dell’energia, del clima e dell’ambiente (che potremmo rimpinguare con la cementificazione), scopriamo come chiunque è in grado di contribuire e dare segnali forti.
2) Ci è capitato recentemente di ripassare a Reggio dalle parti degli archi di Calatrava (sono quelle strutture enormi piene di tiranti edificate vicino all’autostrada). A parte che continuiamo a non capire che cos’abbiano di bello nella loro pur immensa freddezza ingegneristica e architettonica, non riusciamo a non chiederci: quante varianti di Ponte Rosso si potrebbero realizzare coi soldi stanziati per quello che è stato definito un “biglietto da visita” della nostra città? Diverse. E quanti sensi unici tipo Schiocchi si sistemerebbero con la metà di quella somma? Una valanga. Questo non è qualunquismo, è matematica. E quella che usano i cittadini per non urlare la propria rabbia di fronte a simili contraddizioni è una pazienza infinita. Ognuno darà il via ai giri di parole che vorrà, ma per noi la sostanza resta una: un sistema (perché la responsabilità non è di una sola persona e non è faccenda di oggi) che fa decollare a Reggio un progetto incredibilmente oneroso (e speriamo a questo punto che qualcuno non ci resti in mezzo...) come quello di Calatrava, e non provvede a curare la statale 63 come si dovrebbe e come la gente meriterebbe (e il caso degli Schiocchi è eclatante), come minimo ha qualche ingranaggio che gira all’incontrario. Per restare agli Schiocchi: al momento delle solenni seppur tardive assicurazioni di sistemazione, tutti se ne volevano assumere onori e meriti. Ora che si è visto che erano promesse da marinaio, qualcuno ne rivendica la paternità?
P.S.: La vicenda dei servizi igienici alla Pietra è emblematica: li hanno costruiti (e pure bene), li hanno inaugurati e dopo un poco li hanno chiusi perché non riuscivano a tenerli puliti. Le cose non basta farle, bisogna “tenerci a dietro”. Il denaro non puzza, un bagno pubblico spesso sì. Ma se la civiltà di una persona si vede anche da come lascia il gabinetto in cui è entrato, l’accortezza del soggetto pubblico coinvolto si deduce persino da come gestisce tali ordini del giorno.

 

 

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