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n. 220 Marzo/Aprile 2017

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Detto tra noi...

Gli editoriali di Tuttomontagna

 

Cosa nostra, non loro

Numero editoriale: 136

 

di Giuseppe Delfini

- Essendo legata al barnum della finanziaria non possiamo sapere come finirà la partita sullo snellimento delle Comunità Montane (che per ora prevede il taglio dei Comuni di Canossa, Viano e Baiso). Sino al nero su bianco definitivo possiamo aspettarci tutto e il suo esatto contrario. Una cosa però è certa: in Italia abbiamo l’assoluta necessità di sfoltire gli enti statali, con i loro relativi apparati e consigli di amministrazione. In aggiunta allo spreco economico, si è creato un micidiale groviglio di competenze e baronie che genera ritardi e sensi di avvilimento. L’opposto di quello che fa cantare il motore dell’economia e della democrazia. Per iniziare a costruire un sistema razionale e meno scialacquoso occorrerebbero coerenza e decisione. La prima implicherebbe, quantomeno, una riduzione nel numero di parlamentari, senatori, sottosegretari, ministri e compagnia briscola, nonchè dei loro pingui stipendi e benefit. Partire, nelle decisioni romane, sempre dal livello più basso, dagli “altri”, è troppo comoda. La decisione, invece, dovrebbe portare a dire: si agisce così, punto e basta. Un briciolo di sano autoritarismo farebbe solo bene. Esempio: la regola che annovera tra i Comuni che possono fare parte di una Comunità Montana solo quelli ad almeno 400 metri sul livello del mare (abbiamo semplificato, ma non nella sostanza), è ridicola, anche alla luce dei principi di montanità definiti dall’Unione Europea. Che esistono da tempo: non c’era bisogno di inventare nulla. Al di là di questo, però, se si sceglie una strada la si imbocchi con fermezza, eliminando le lotte continue, i ricorsi (se passa il metodo dell’altitudine vedrete quanti chiederanno una rimisurazione ufficiale dei propri territori...), le trattative infinite e le spesso inutili manifestazioni di piazza (in merito: perchè gli amministratori del centro sinistra hanno dimostrato a Roma contro il Governo Prodi? Non riescono a parlarsi nemmeno tra loro? sono saltati anche quei collegamenti?). E questo sistema più costruttivo e meno parolaio deve valere per la composizione delle Comunità Montane (una per provincia sarebbe l’ideale), per l’esistenza di certe Unioni dei Comuni (basterebbe spostare competenze e risorse, eliminando certi doppioni di apparati), per la semplificazione delle giunte (pletoriche pure da noi), per l’eventuale accorpamento dei Comuni microscopici, per l’eliminazione dei troppi intrecci di amministratori nei vari livelli (e ne abbiamo di casi vicini. Perchè l’importante è fare parte del giro che conta e protestare quando qualcuno nomina la casta...) e via discorrendo. Per finire: servirebbero, dicevamo, coerenza e forza decisionale. Esistono? No, da troppe legislature. Quindi: non aspettiamoci niente di serio. Tanto fumo sì, ma in quanto ad arrosto...
- Finalmente il Parco ha il proprio Consiglio direttivo. Se questo, nella sua globalità, sia un bel gruppo, saranno il tempo e i risultati a dirlo. L’importante è che si riesca a stringere un vero e concreto patto di lavoro (perchè è di questo che si tratta) tra l’Ente e la popolazione. Il Nazionale c’è, i suoi organismi pure, e la gente rimasta è qui da generazioni. Visto che nessuno dei montanari ha scelto i dirigenti in questione tocca a loro, con le opere, le parole e l’ascolto, darsi da fare per ricucire eventuali strappi, costruire legami e indicare un cammino. E’ indispensabile che questo percorso sia comune, condiviso, non imposto e nemmeno subito. E che i puerili battibecchi tra i partiti escano di scena. Per presidente e Consiglio il Parco non dovrà essere cosa loro, e nemmeno una palestra per il loro filosofeggiare. Come riferimento  dovranno avere solamente la montagna in tutte le sue componenti. Storia, caratteristiche, attività lavorative e abitanti dovranno essere coniugati al futuro. I montanari, d’altro canto, non dovranno tirarsi indietro, ognuno dovrà mettere il proprio mattoncino e la propria parola in questa costruzione. Il Parco, in fin dei conti, è casa loro. E non si parla solo del giardino.
PS: ai ligonchiesi hanno promesso la sede del Tosco-Emiliano e del Corpo forestale. Per la prima, ne avranno una dimezzata, mentre la seconda intanto viene ubicata a Busana. Voi non vi sareste arrabbiati? Non vi verrebbe almeno un sospetto?

 

 

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