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n. 220 Marzo/Aprile 2017

 

 

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Detto tra noi...

Gli editoriali di Tuttomontagna

 

Le aquile e la piramide

Numero editoriale: 139

 

di Giuseppe Delfini

Votissima. Speriamo che le prossime votazioni nazionali siano le ultime a svolgersi con quest’ipocrita sistema elettorale, che tra l’altro ci ha incasellato tutti come ubbidienti soldatini senza l’onore o l’illusione di contare qualcosa grazie al voto di preferenza. Hanno deciso tutto le segreterie romane di quei partiti nei quali gli italiani, a parte un’esigua minoranza, non si riconoscono, e verso i quali riversano una scarsa fiducia. Ci se ne rende conto parlando con la gente, cosa che i nostri politici hanno disimparato a fare. Non per niente si rivolgono sempre più agli istituti di ricerca anche per le cose più semplici. Noi potremo solo scegliere il partito-contenitore, nel quale chi può ciò che vuole ha riversato tutto e il suo esatto contrario, e l’ha messo in fila come più gli aggrada. Non vi garba? Che importa. Zitti e al voto. Se vi va. Perché se una volta che avete soppesato tale calderone non ve la sentite di recarvi alle urne, e con consapevolezza ritenete che la scelta migliore sia starsene a casa e fare sapere il perché della vostra protesta, state tranquilli: nonostante gli insulti che i capipopolo vi indirizzeranno, avrete compiuto un’azione possibile e legittima. O sono solo i politici che possono fare tutto e l’opposto di tutto, essere eletti con uno schieramento e poi traslocare nell’altro, essere stipendiati per deliberare e poi astenersi al momento del voto o non partecipare alle votazioni? Fate la vostra scelta dopo avere valutato chi è presente in lista, in cosa crede e con quali soci s’è imbarcato. E speriamo almeno che vinca qualcuno.
Bellissima. La foto delle due aquile reali beccate nel bosco del Casarola a fare all’amore dovrebbe essere impiegata come immagine simbolo. Va bene il lupo, col suo carico di suggestioni e paure. Ma lo volete mettere coi due maestosi rapaci che tranquilli s’accoppiano perché hanno deciso che in questa montagna i loro piccoli possono crescere e vivere? E’ questo quello che è venuto in mente osservando la “piramide dell’età” del nostro Appennino. Si tratta di quel grafico che associa ad ogni intervallo anagrafico un segmento, tanto più lungo quanto più è elevato il numero delle persone che vi appartengono. Altro che piramide, larga alla base e stretta sulla punta! Si tratta di un qualcosa di deformato, che ha i suoi picchi maggiori in corrispondenza delle fasce più anziane della nostra popolazione, e che vede la situazione più pesante nel Crinale. Probabilmente, l’ideale per una terra non corrisponde ad alcuna figura geometrica esatta. Se però le condizioni culturali e di vita non faciliteranno l’aumento della quota dei giovani, piramide o non piramide, dovremo accontentarci in futuro di sbirciare le aquile reali che faranno, loro sì, all’amore nei nostri boschi.
Tristissima. E’ tale la notizia che ci ricorda un’altra volta come anche il nostro regno sia teatro di casi di sfruttamento, caporalato, abusivismo e poca sicurezza nel lavoro. E lo è anche quella che ha riportato alla ribalta il caso del montenegrino che da anni continua imperterrito ad incicciottire tra le nostre vette il proprio singolare curriculum di furti, rapine, minacce e stupri. Ricordiamo a chi ci amministra e a chi lo farà, magari da Roma, che la vivibilità passa anche attraverso l’attenzione a queste tematiche.
Gulpissima. L’esperienza che fa riflettere: un’oretta per attraversare in macchina Reggio (il tempo che occorre per recarsi da Canossa a Collagna), due ore per spostarsi dall’uscita dell’autostrada di Milano a San Siro per vedere (sigh!) perdere l’Inter (come periodo, Canossa-Febbio andata e ritorno). Minuti, per di più, trascorsi tra smog, cemento e nervoso. Tutto si può e si deve migliorare, persino le strade. Pensiamo però anche a questo, quando sbuffiamo per i nostri tornanti. E non sottovalutiamo i nostri tesori. 

 

 

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