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n. 220 Marzo/Aprile 2017

 

 

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Gli editoriali di Tuttomontagna

 

Repressione istruttiva?

Numero editoriale: 143

 

Non so voi, ma la prima reazione, dopo aver visto il filmato che riprendeva un vigile urbano castelnovese appollaiato su un’anonima utilitaria dotata di autovelox, è stata dire “Come siamo messi male!”. Non tanto per il cartello di avviso posizionato in maniera non idonea e visibile, un particolare che riesce solo a peggiorare una scena già pessima e a far precipitare l’appeal del vice sindaco quando tenta di incolpare della cosa gli stessi automobilisti. Non sarà per far cassa e neppure l’unico posto dove chi è preposto a eseguire controlli lo fa in questo modo, ma non credo che sia con agguati del genere che si possa fare azione correttiva. Tanto più in tempi dove si sbandiera con tanta facilità il tema dei rapporti tra Istituzioni e cittadini. Siamo nell’era tecnologica e ci sono strumenti adeguati per dissuadere chi ha il piede pesante: se si vuole farlo basta installarli. Non dovrebbe faticare, il Comune di Castelnovo Monti, a trovare qualche migliaio di euro nelle pieghe del proprio bilancio. E magari destinare il ligio vigile urbano – che ovviamente nella circostanza eseguiva un ordine e di suo ci ha messo “solo” una risposta non degna di un pubblico ufficiale – al traffico del capoluogo, che spesso somiglia più a quello della pubblicità del Cynar (c’era il vigile pure lì, ricordate?) che al tranquillo viavai di una Cittàslow. Andiamo sempre tutti di fretta e se qualcuno rispetta ovunque i limiti alzi la mano, non facciamo gli ipocriti, qualche rallentatore di velocità in più nella nostra capitale ci starebbe bene, purché ben fatto. C’è chi propone addirittura il limite dei 30, perché no?
Le Forze dell’ordine – tutte – ci piace vederle fra la gente, lungo le strade, a controllare, consigliare, aiutare, reprimere quando serve. La sicurezza, non solo quella stradale, è un tema caro al cittadino; che si sente abbandonato e addirittura perseguitato se ai pochi uomini a disposizione vengono demandati compiti burocratici o, peggio, di gestione autovelox civetta.
Detto questo, non si può fare finta che il problema non esista: troppi morti per le strade. Se nei secoli scorsi erano le guerre e le epidemie a fare le stragi (le prime soprattutto di giovani), oggi, in tempo di pace e di farmaci miracolosi, si piangono migliaia di vittime ogni anno. Senza contare i costi sanitari e sociali di chi riesce a salvare la pelle in un incidente.  E’ un’emergenza che coinvolge non solo l’Italia ma che altri Paesi hanno affrontato nell’unico modo possibile: col pugno duro. La repressione è la medicina migliore se non c’è già quella cultura di base che però andava preparata prima e che va fatta crescere ora, per gli automobilisti di domani. I provvedimenti adottati negli Stati Uniti, in Australia, in Germania, hanno determinato drastici cali del numero delle vittime se non proprio la completa risoluzione del problema. Patente che non vedi più per tutta la vita, macchina sequestrata, anche la galera. Ma pure servizi pubblici efficienti, taxi, il cosiddetto “amico che non beve”. Anche da noi ora le leggi sono diventate più severe, da alcuni anni le patenti si ritirano a chili ma ci lamentiamo che sono misure eccessive, facciamo presto a dimenticare 7-8 mila morti! Il problema però non credo sia solo nelle leggi, che peraltro ci sono sempre state, ne abbiamo tante di leggi in Italia! Il difficile è farle rispettare, controllare... In nessun campo come quello della sicurezza stradale, se non c’è controllo non può esserci correzione. Ho lavorato e ho viaggiato di notte lungo le nostre strade per 15 anni imbattendomi troppe volte in incidenti, mai in pattuglie di agenti. Credo sia un fatto di numeri ma non solo: le Forze dell’ordine sono sottodimensionate, certo, soprattutto se il lavoro notturno nel fine settimana deve fare i conti con l’enorme sforzo richiesto la domenica pomeriggio nei nostri stadi.
Vi sembra giusto?

 

 

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