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n. 220 Marzo/Aprile 2017

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Gli editoriali di Tuttomontagna

 

Le riforme riformate

Numero editoriale: 144

 

di Nazzarena Milani

Si riparte. Siamo già ripartiti. Le aule e i corridoi degli edifici scolastici sono tornati a riempirsi di quel vociare acuto e festoso che accompagna la presenza di bambini e ragazzi. Che bello! L’anno scolastico 2008/2009 ha mosso i suoi primi passi ma già si sente il brontolio lontano del tuono; non sarà un anno semplice perché troppe ipotesi di cambiamento si stanno profilando all’orizzonte e già questo non va bene. La nostra giovane ministra, non si sa con precisione sulla base di quali dati e di quali progetti poiché le sue risposte sono sempre piuttosto stringate e ripetitive, ha messo in cantiere una serie lunghissima di piccoli e grandi cambiamenti che creano complessivamente un enorme quadro di incertezza e questo non va bene. Suppongo che Mariastella Gelmini sia animata da sincere buone intenzioni ma intanto quello che trapela dai suoi interventi non è certo un atteggiamento di fiducia nella scuola, cioè in coloro che la fanno: gli insegnanti. Questo per prima cosa mi rattrista, poi mi indispone. Ho lavorato in diverse scuole (più o meno piccole, con alunni dai 6 ai 20 anni) e ho sempre incontrato, con poche visibilissime eccezioni, insegnanti stupendi. [Ma forse, trattandosi di scuole di montagna, parecchio lontane dalla capitale, fanno testo meno delle altre.]
La scuola, come tutti i prodotti umani, può migliorare e va stimolata a farlo ma con onestà intellettuale e guardando da vicino la realtà. Se si vuol davvero sapere come funzionano le scuole per intervenire e predisporre azioni di miglioramento bisognerebbe entrarci, almeno qualche volta, non mandare un questionario seguito da una serie infinita di recapiti di posta elettronica (per eventuali chiarimenti) cui non corrisponde interlocutore reale perché se si tenta un approccio la risposta non arriva o arriva una “delivery failure”!
Quello che manca alla scuola è un chiaro orizzonte di senso. Non tutto ciò che la Gelmini va proponendo è fuori luogo (mi sta bene il 5 in condotta, la possibilità del grembiule per i più piccoli, il ritorno dell’educazione civica...) ma non convince il quadro generale che sa tanto di manovra finanziaria. Ogni occasione è buona per sottolineare con perentoria enfasi l’importanza strategica della scuola - non solo per la civile convivenza ma anche per la ricchezza della nazione - poi si fanno operazioni aritmetiche (razionali solo in funzione di bilancio) che ricadono sulla quotidianità di ragazzi e bambini e che rendono più difficile, molto più difficile, la loro quotidiana formazione umana e culturale. Ma forse la Gelmini ha frequentato scuole in cui tutti stavano fermi e zitti e gli interventi erano preceduti da una impeccabile alzata di mano. Quei bambini e quei ragazzi sono attualmente rintracciabili nel libro Cuore di De Amicis, nella realtà non ci sono più. Come non ci sono più quelle famiglie, quella società, quelle cartelle e quei nozionistici programmi.
L’anno è cominciato e anche nei nostri plessi e istituti d’Appennino si registrano malumori e dubbi. L’ultima cosa di cui la scuola ha bisogno è questo continuo bombardamento della cronaca, questi continui aggiustamenti da un Ministro all’altro che l’hanno sfibrata. Anche l’idea della meritocrazia è ottima ma destabilizzante e un po’ illusoria. Cominciassero ad allontanare i pochissimi docenti inadeguati... Se ho spesso avuto come colleghi insegnanti preparati e generosi, non ho mai incontrato, invece, ispettori o personale del Provveditorato o del Ministero.
Ma la scuola è il luogo in cui si è quasi costretti a “far buon viso a cattiva sorte” perché ne vanno di mezzo bambini e ragazzi e non è giusto. Dai tanti colleghi in gamba che lavorano nelle scuole d’Appennino ho imparato che agli studenti va comunque data la scuola migliore possibile. Allora si ricomincia. E mia mamma non manca di ricordarci (a noi figli parecchio cresciuti) la strofa  di un nostro vecchio libro di lettura: ”Lieta fu la vacanza/ma ancor più lieto fu il ritorno/non conosco altro giorno/più ricco di speranza.”


 

 

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