TUTTOMONTAGNA, mensile di informazione di appennino e dintorni

TUTTOMONTAGNA

SOMMARIO
n. 220 Marzo/Aprile 2017

»

 

 

cerca»

 

Detto tra noi...

Gli editoriali di Tuttomontagna

 

Quelli che stanno a casa

Numero editoriale: 151

 

di Michele Campani



Quella appena archiviata è stata una tornata elettorale dalle mille sfaccettature e che ha lanciato segnali importanti. Anche contraddittori, se guardiamo bene. Andiamo in ordine sparso. Quanto accaduto a Villa Minozzo cerchiamo di spiegarlo nelle pagine seguenti, ma la prima contraddizione emerge subito dall’oscurità di certe trame politiche, illuminata dalla luce dei fatti: un sindaco che ragiona con la propria testa ed è sostenuto dalla gente viene inspiegabilmente fatto fuori dai vertici stessi della propria coalizione: tranne poi richiamare sul campo di battaglia un professionista della politica che aveva conquistato la fiducia e la stima di un altro comune guidandolo come fosse il proprio e confrontandosi con la gente, anche di idee opposte. Avrebbe stravinto a Baiso, Bargiacchi; essere immolato nell’ormai ex feudo al culmine di un suicidio politico in piena regola (non ci voleva un genio per immaginare che i voti di tanti simpatizzanti di centro-destra sarebbero confluiti su Fiocchi) orchestrato da altri potrebbe avere come contropartita una poltrona di scorta, magari quella eccellente di presidente della Comunità Montana già occupata a lungo e con profitto. La Montemerli (rieletta a furor di popolo a Carpineti dopo un primo mandato apprezzato dalla gente e condotto praticamente senza opposizione) ha infatti annunciato in anticipo di considerare conclusa questa esperienza.

L’altro sindaco rosa resta a Vetto: la Garofani conserva la fascia tricolore con le stesse percentuali di cinque anni fa ed è un risultato che se da un lato in pochi prevedevano, dall’altro conferma come sia pagante in politica seguire un cammino di coerenza facendo piazza pulita delle contraddizioni che possono a volte coesistere (ma spesso con fatica e sempre al prezzo di molti compromessi) all’interno di una coalizione. Paradossalmente rinunciare a elementi che potevano contare su un certo numero di voti ha rafforzato lo schieramento rendendolo più credibile.

Tra le novità più rilevanti c’è sicuramente il peso che la Lega Nord assume, oltre che un po’ ovunque, anche da noi. In particolare a Viano, dove “prende” il Comune a un’Amministrazione di centro-sinistra decorosa ma troppo autoreferenziale e che certamente ha sbagliato nell’allestire una lista che non offriva volti nuovi o punti di riferimento credibili oltre ai soliti noti. Mossa che invece è riuscita a Marconi, capace a Castelnovo di dare spazio a conferme e desiderio di rinnovamento. Anche qui numeri importanti per i leghisti, ma è nel Pdl che qualcosa non funziona – a tutti i livelli in provincia di Reggio Emilia – se è vero che ancora prima del voto si agitavano mal di pancia e scattavano le prime pugnalate alle spalle. Una resa dei conti, tanto per fare quella chiarezza che abbiamo visto prima o poi paga, sarebbe forse opportuna.

Una delle sfide più avvincenti è andata in scena a Ramiseto: un vero e proprio derby – prendendo in prestito un termine calcistico – visto che i contendenti (con i distinguo del caso) erano compagni di giunta all’inizio del quinquennio precedente. Minimo davvero lo scarto in favore di Dolci (15 voti): in pratica se solo 8 cittadini avessero dato fiducia a Pedrini invece che a lui, sarebbe diventato sindaco il giovane candidato che comunque ha tempo davanti e ha già dimostrato più volte di usare la propria testa. Quello che stona in un contesto locale come questo e alla luce di un risultato così di misura è che addirittura un cittadino su 4 non sia andato a votare. L’affluenza più scarsa di tutta l’area montana non è un dato da appuntarsi come medaglia, nemmeno in assenza di un candidato della parte opposta.

Già insediato il nuovo Consiglio dell’Unione dei Comuni: confermato Govi presidente, la novità è che in Giunta ora ci sono i soli sindaci (quindi 4 membri contro i 7 di prima). Meglio così.

Infine uno sguardo desolato alla Provincia, dove dai posti che contano spariscono i nostri rappresentanti. Chi c’era - va detto - si era adoperato molto per la montagna. Se togliamo la presidente Masini restano l’assessore esterno Gennari (ripescato dopo la sonora bocciatura popolare), Albertini e Castellari, che comunque sono nella minoranza. Un po’ poco per portare avanti le istanze che vengono dal nostro territorio.

 

 

Torna all'elenco degli editoriali

web_partner www.lafotolito.eu