TUTTOMONTAGNA, mensile di informazione di appennino e dintorni

TUTTOMONTAGNA

SOMMARIO
n. 220 Marzo/Aprile 2017

»

 

 

cerca»

 

Detto tra noi...

Gli editoriali di Tuttomontagna

 

Generazioni montanare

Numero editoriale: 152

 

di Enrico Bussi



Alcune persone ci hanno lasciato negli stessi giorni e spingono al confronto con epoche diverse. Paolo Viappiani, il più giovane, è nato negli anni Quaranta, ha fatto in tempo a conoscere la società rurale, vivere i passaggi alla società industriale e a quella del terziario. Ha contribuito alla modernizzazione del sistema agroalimentare anche in montagna, dall’allevamento della pecora a quello della vacca nelle nuove stalle, dal maiale alla lavorazione delle carni. La comparsa dell’animale da diporto e l’arrivo delle derrate alimentari dall’esterno non gli hanno procurato molto entusiasmo verso la nuova era e si domandava cosa ci stiamo a fare. Ciro Canovi fa parte della generazione precedente nata dopo la prima guerra mondiale negli anni Venti. Tra gli amici che l’hanno accompagnato al cimitero di Felina era presente uno dei cinque che partivano con lui a piedi per andare al Seminario di Marola, l’unica sede in montagna dove si poteva proseguire negli studi dopo la scuola elementare. L’altro compagno l’aveva conosciuto a Reggio durante il Liceo e ne ricordava la vivace intelligenza. Per la furbizia lo chiamavano “il pastore” e solo lui si difendeva dall’inverno indossando un giubbotto di pelle con il pelo dentro, il “montone” verrà di moda decenni dopo. Era molto legato a Ciro Poncemi e diventeranno due grandi medici montanari per curare una popolazione che aveva come patrimonio la salute. Stando dov’era nato a ‘Lama Gonfia’, ha curato generazioni di felinesi con sollecitudine, precisione e competenza. Non ha voluto scatenare le moderne cure sul suo male per estremo riguardo alla verità e all’affetto famigliare. Sapeva bene quali erano i passi necessari, anche per lasciare questo mondo. La madre di Agostino Bagnoli, la maestra Marina, non avrebbe mai voluto lasciare il figlio solo immerso nella casa di Carnola, tra i libri rari ai quali dedica la vita e ne ottiene una cultura raffinata per apprezzare l’affaccio speciale rivolto verso la rupe e le persone attorno. Giuseppe Ferri ha sempre lavorato i fianchi della Pietra e la confidenza con le rive di Bondolo l’ha colto di sorpresa rompendo una delle ultime famiglie plurinucleari che vivono coltivando la natura. La montagna curata da loro è diventata una bellezza gratuita e sottovalutata. Il selvatico subentra al paesaggio celebrato dai burocrati con tanto spreco della spesa pubblica. Quando lo guardiamo invaso e recintato dalle multiformi penetrazioni urbane, spostiamo l’occhio dalle costruzioni nuove e quasi sempre brutte per soffermarci sugli ultimi borghi messi su dalle generazioni che hanno vissuto di campagna.

Ora quel mondo si svuota delle forze e perdiamo una componente della società che diventa più fragile e insicura. La comunicazione unilaterale ci riempie le ore di travolgenti stupidaggini e tante ne dice sulla sicurezza. Invece di spiegare con quali equilibri viene rafforzata, fa sfoggio di militi e rondoni, acclama le cannoniere dirette sui barconi e le ordinanze ai vigili per far la guerra all’accattone.

Non ne siamo consapevoli, ma stiamo comprando auto di lusso e tecnologie avanzate assieme alla roba per mangiare e bere dall’ordinata montagna bavarese. Possiamo riflettere su come importare anche la merce preziosa di un’amministrazione pubblica adeguata. Merita fare un giro nel posto più vicino e però lontano dai costumi imperanti dalle nostre parti: con un viaggio da Monaco a Francoforte, oltre la metropoli e fuori dallo stadio, è possibile capire come diventa pettinato un territorio con dentro fabbriche, ferrovie, autostrade, aeroporti internazionali ben collegati e funzionanti. Si sviluppa senza violentare campi e boschi, villaggi e stalle, acque e sponde ben esposte per il luppolo o la vite. Hanno fatto tesoro dei paesani e fiorisce al nord una montagna vitale con uno dei paesaggi tra i migliori al mondo. Si sfrutta il sole, si lavora accarezzando ogni luogo e per il richiamo del turismo non s’aggiunge un condominio grosso sul bordo del laghetto come si fa al Cerreto. La Baviera contiene più abitanti e più immigrati delle regioni padane, è terra tedesca eppure non si vede una divisa neanche la sera passando per un centro cittadino.

Abbiamo molto da imparare per avviare il risorgimento dalle finzioni e costrizioni che ci siamo messi addosso, proponendo ai giovani un futuro che non ci venga rinfacciato.

 

 

Torna all'elenco degli editoriali

web_partner www.lafotolito.eu