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n. 220 Marzo/Aprile 2017

 

 

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Detto tra noi...

Gli editoriali di Tuttomontagna

 

Ridateci... il Duca

Numero editoriale: 153

 

di Michele Campani



Eppur si muove, avrebbe detto un illustre toscano. Abbiamo toccato il fondo (però non ne sarei troppo sicuro) ed è probabile che un po’ si riesca a risalire. Diciamo che finalmente della nostra cara statale 63 se ne parla. E’ già qualcosa, soprattutto se a farlo sono gli amministratori e – evento di rara rarità – la stessa Anas. Alcuni mesi fa avevamo lanciato il sasso in uno stagno che sembrava placidamente indifferente a una situazione oggettivamente allucinante come era (ed è) quella di una strada di vitale importanza ma del tutto abbandonata a se stessa. Solo qualche voce isolata ha fatto seguito, prima dell’ingresso sulla scena di un comitato lanciato da un singolo cittadino che ha trovato immediato seguito in ogni angolo del territorio. Una scossa che ci voleva, accidenti! Perché è diventata quell’onda sulla quale deve per forza salire anche chi è appena stato svegliato, e allora può mettersi davvero e finalmente in moto quel sistema semplice e concreto che si chiama manutenzione. Che sia la sola Anas il bersaglio e la colpevole di questa situazione si stenta poi a crederlo. Più probabile che qui da noi sia mancata (forse da sempre?) la capacità di fare squadra, di avanzare coralmente le istanze, di incazzarsi quando il caso: di fare clamore, appunto. Anche se rattrista constatare che ci sia bisogno ogni giorno di comitati per suonare la sveglia proprio a chi noi cittadini abbiamo delegato certe competenze (lautamente retribuite con le tasse di ognuno). Ora della 63 se ne parla, dicevamo. Alcuni importanti interventi non lontanissimi nel tempo vengono annunciati proprio nelle pagine di questo giornale, mentre Anas ha annunciato che interverrà nei prossimi mesi su alcuni punti critici del percorso Castelnovo-Reggio. Va fatto anche nella tratta in direzione Cerreto! E rattristiamoci pure una seconda volta se ci vengono annunciati in pompa magna, come qualcosa di eccezionale, interventi che sarebbero del tutto dovuti e normali. Del resto la prassi dell’ultimo decennio, invece del cantiere di ripristino, ha sancito il trionfo della rete arancione a ricordarci un pericolo sempre incombente.

Dal Duca che tracciò questa strada in poi, la nostra montagna ha sempre trovato difficoltà con le grandi infrastrutture, scontando anche una sorta di complesso di inferiorità nei confronti delle cugine Modena e Parma. Noi sempre candidati – dalla ferrovia fino all’autostrada, e mettiamoci dentro anche la diga –, gli altri sempre premiati. E’ facile che abbia giocato un ruolo anche il politico di turno, cioè la capacità di chi ha rappresentato questo territorio in Parlamento di portare a casa dei risultati. E’ un teorema che qualcuno applica anche ai nostri tempi osservando l’attenzione che questa stessa strada statale riceve appena passato il Cerreto e fino a Pontremoli, in una regione ugualmente governata dal centro sinistra. Se il riferimento è al ministro Bondi, uomo forte proprio di quelle zone, cosa dovremmo dire noi che fino a ieri potevamo contare sull’interessamento addirittura del presidente del Consiglio?

Fra gli ostacoli – di ordine politico, amministrativo e finanche ambientale – che siamo maestri di mettere fra noi e il futuro ce ne sono poi altri che vanno a toccare ambiti diversi ma importanti. Raramente siamo capaci di mettere insieme pubblico e privato, così capita che una eccellenza come Febbio rischi di morire. Raramente riusciamo a trovare quei compromessi che riescono a mettere d’accordo natura e paesaggio con lavoro e quindi presidio del territorio. Cerwood è stato un modello in entrambe le direzioni solo pochi anni fa. L’offerta turistica del nostro tempo ha però bisogno di boschi ma anche di infrastrutture che attirino utenti: non bisogna salire fino in Trentino in Val di Genova per trovarne conferma. Basta andare nel Modenese (ancora!) sul Cimone: sono al Lago della Ninfa, quella dal nome più difficile si chiama snowtoobing...



 

 

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