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n. 220 Marzo/Aprile 2017

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Gli editoriali di Tuttomontagna

 

Il muro e la colomba

Numero editoriale: 155

 

di Michele Campani



Partiamo dalla caduta del Muro di Berlino, di cui è stato celebrato poche settimane fa il 20° anniversario, per sviluppare alcune considerazioni che vogliono essere di buon auspicio alla viglia di un nuovo anno, anzi, un nuovo decennio. Cercando di andare controcorrente in una fase non certo serena per la nostra società, maltrattata nel cuore e nel cervello ancor prima che nella “pancia”. Voglio parlare del Muro perché ho avuto modo, ahimè ormai alcuni decenni fa, di toccare con mano la “cortina di ferro”, di stare al di là. La guerra era davvero fredda, i controlli erano inflessibili, erano i tempi in cui i “Vopos” sparavano a vista (la mia bidella ci perse il marito camionista in quella frontiera), la Primavera era una stagione che sembrava non dover tornare più. La censura arrivava ovunque ed era mirata soprattutto a impedire la comunicazione, lo scambio di informazioni dentro il Blocco e con l’esterno: il popolo non doveva sapere che poteva esserci un sistema più libero e forse migliore. Noi ragazzi eravamo inconsciamente portatori “sani” di novità con strumenti all’apparenza così innocui e semplici come qualche copia del Monello o dell’Intrepido e, soprattutto, le mitiche musicassette. La musica, che per tutti i giovani era ed è vita, energia e contaminazione, là veniva dosata e passata al setaccio, la fobia verso quella inglese e americana  imponeva così solo e in continuazione certi pezzi. Ricordo benissimo che di giorno non si faceva altro che ascoltare un pezzo firmato George Baker Selection che da allora non ho più sentito trasmettere: “Una paloma blanca”. Mentre la sera tardi si cercavano sulle radio a onde corte le novità dall’estero. Volavano queste informazioni proprio come una colomba bianca, e quelle note mi risuonavano nella mente venti anni fa mentre osservavo la gente di Berlino Est prendere a martellate quell’assurdo Muro.

La libera circolazione delle informazioni è il motore della conoscenza e probabilmente la più grande ricchezza di cui dispone l’uomo. Da sempre il progresso è andato a braccetto con l’incontro fra i popoli, tutta la nostra vita in fondo cos’è se non “comunicazione”? In tempi recenti l’ennesima rivoluzione tecnologica ha fatto sì che quasi ogni angolo del pianeta sia raggiungibile da notizie, informazioni, messaggi. Altri veloci balzi sono previsti entro pochi anni. Credo che questa conoscenza si tramuti in consapevolezza e che un giorno non lontano anche chi ancora è costretto al giogo dai potenti possa rialzare la testa. Il progresso non si ferma e non ci saranno muri in grado di arginarne l’avanzare. Conoscenza e consapevolezza. Ho fatto più riferimenti ai giovani partendo da quando anche io lo ero, ed è proprio guardando l’atteggiamento di giovani consapevoli e coraggiosi che ho sensazioni positive: citare Roberto Saviano ad esempio mi mette i brividi, gli stessi che ho provato ammirando quei ragazzi che a Palermo applaudivano e inneggiavano alle Forze dell’Ordine dopo l’arresto di un mafioso. Non sono d’accordo con chi invita i nostri ragazzi ad andarsene, nemmeno se questa fosse solo una provocazione. Ci sono tante cose da fare qui, c’è un’Italia da rendere migliore. Forse però ci sarà da rivedere il nostro modo di vivere, oggi così orientato al consumismo più sfrenato: di ambiente, di energia, di terra. Forse dovremmo chiederci se sia giusto avere tutta questa ricchezza che altri hanno conquistato per noi, e non ce l’hanno certo lasciata per dilapidarla. Solo perché siamo nati a Reggio o a Treviso invece che a Gambo o a Manila? Forse i meccanismi che alla fine regolano tutti i conti si sono già messi in moto. Forse anche questa crisi che ci dicono stia per finire ha il compito di riportarci con i piedi per terra? O di riportare tanti di noi a lavorare la terra? Sono interrogativi che come sempre con questo spazio giro a voi lettori. Questa volta insieme a un sincero augurio: che quella colomba bianca voli nelle vostre case.



 

 

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