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n. 220 Marzo/Aprile 2017

 

 

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Gli editoriali di Tuttomontagna

 

L'ignoranza xenofoba

Numero editoriale: 156

 

di Normanna Albertini



Ha detto recentemente il Presidente Fini: “Non c’è razzismo in Italia, (…) c’è però tanta xenofobia ed è noto che la xenofobia è in qualche modo l’anticamera del razzismo. Xenofobia, che secondo l’etimo della parola è paura dello straniero. C’è questa strisciante, in alcuni casi manifesta, xenofobia per tutta una serie di pregiudizi, perché c’è molta ignoranza, perché non tutte le agenzie educative hanno rivolto, in particolar modo ai più giovani, l’invito a riflettere e a giudicare in base alla conoscenza e non al pregiudizio”. Insofferenza. E stupidità. Incapacità di convivere con il vicino: di casa, di banco, di lavoro. Anche in montagna si vive ormai isolati, per forza di cose, per indolenza, immersi nell’isolazionismo per incapacità relazionale o per falso senso dell’autosufficienza. Solitudini da cui nasce un analfabetismo della socialità, l’inesperienza della comunità con il prossimo e il rifiuto di accettare che questi (italiano o straniero, poco importa) sia diverso da sé. Purtroppo, proprio i più giovani, numericamente “soli” e privi di quelle esperienze di vita in comune che formavano le vecchie generazioni, vorrebbero sentirsi uniti e lo fanno “contro”, cercando obiettivi da distruggere per creare un legame. “Contro” un nemico che serve per unire. Non c’è voglia di dialogare per capire, ma si chiudono le porte e si rimane nelle proprie sicurezze. E allora l’insofferenza, che resta tale quando riguarda il vicino di casa italiano arrogante, o l’inquilino italiano che ti distrugge l’appartamento e non paga l’affitto, o i ragazzi italiani che appiccano il fuoco alle rotoballe, veicolata contro lo straniero diventa razzismo. Ma attenzione, non è più il razzismo teorico che era alla base dei nazionalismi ideologici, è un atteggiamento populista, un modo di pensare di chi non vuole, non accetta i cambiamenti strutturali (inevitabili in una società globalizzata, dove le nazioni non possono rimanere etnicamente omogenee, perché è il mercato stesso a spostare le persone, oltre alle merci), anzi: chiede allo Stato di essere difesi dagli “invasori”. Gli incidenti interetnici spesso vengono dall’ideologia del privilegio, del potere, della superiorità. E’ il razzismo di cui parla Primo Levi in “I sommersi e i salvati”, quello per cui a noi spetta sempre qualcosa in più rispetto ad altri. È il razzismo usato strumentalmente per guadagnare voti che, d’altra parte, origina un antirazzismo allo stesso modo usato per ottenere consensi elettorali. Il pericolo sono gli stranieri, la criminalità è cosa degli stranieri anche sui nostri monti, come a Rosarno, dove, alla ribellione dei nuovi schiavi, secondo Enzo Ciconte, docente di Storia della criminalità organizzata a Roma Tre, le ’ndrine hanno mandato un segnale: qui comandiamo noi, il territorio è nostro. Ecco: alla voce ‘ndrina, su wikipedia, si possono trovare notizie come quella del 21 aprile 2009, dove si parla dell’“Operazione Ghibli”: le mani della ‘ndrangheta crotonese giunte fino in Emilia Romagna. Ebbene: l’“Operazione Ghibli” riguardò anche la nostra montagna, alcuni nostri paesi, ma pare che nessun cittadino se ne sia preoccupato più di tanto. Il pericolo restano gli stranieri, la criminalità è prerogativa degli stranieri. Non sono santi, gli stranieri, non sono angeli, come non lo siamo noi. Possono essere criminali. In Albania la legge del Kanun legittimava il possesso d’arma da parte degli uomini, tenuti a vendicare, con la morte, l’onore, la proprietà privata, la donna. La polizia, nei paesi dell’Est, per il livello di corruzione e violenza, è percepita come più pericolosa e criminale dei criminali stessi. Diceva un ragazzino di aver imparato qui che non si deve aver paura dei carabinieri perché ti proteggono. Non sono angeli, gli stranieri; la legalità va fatta rispettare a loro come a noi, ma ha ragione Fini: l’ignoranza è grande, e i danni che ne potranno venire li pagheremo tutti.  

 

 

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