TUTTOMONTAGNA, mensile di informazione di appennino e dintorni

TUTTOMONTAGNA

SOMMARIO
n. 220 Marzo/Aprile 2017

 

 

cerca»

 

Detto tra noi...

Gli editoriali di Tuttomontagna

 

Sette miliardi di domande

Numero editoriale: 172

 

di Michele Campani



Potrebbe essere uno di noi il settemiliardesimo cittadino del mondo, venuto alla luce alla fine di ottobre da qualche parte e per il calcolo delle probabilità già munito di un fantasioso e ipotetico passaporto indiano. Avendo perso di vista questo pallottoliere, quando l'ho sentito dire alla tv ho subito pensato che dovevano essersi sbagliati perché ricordo benissimo che facevo le elementari quando la maestra ci diceva che eravamo tre miliardi e mezzo. E' passato qualche decennio, è vero, ma  è stato sufficiente a raddoppiare la popolazione mondiale: non ci vuole uno scienziato per affermare che questa "corsa" sia diventata ormai esponenziale. Una reazione a catena che a breve (neanche tre lustri) ci porterà a 8 miliardi e che a fine secolo si stima possa tagliare il traguardo dei 20. Ma se il futuro è un'ipotesi, come recitava una bella canzone, la domanda  molto ricorrente è: come si potrà sfamare un pianeta così intensamente popolato? Non sarà, invece, che a un certo punto le risorse non saranno più sufficienti e si scatenerà la guerra per la sopravvivenza con conflitti che, al contrario, porteranno la popolazione verso la riduzione?

Vaglielo a spiegare al nostro piccolo settemiliardesimo che questo dubbio oggi assilla (assillerebbe se non fosse dilagante il menefreghismo) circa un abitante della Terra su sette: gli altri sono ancora troppo impegnati a pensare a come mettere insieme almeno un piatto di cibo per non morire di fame. Però ipotizzare uno sviluppo dell'agricoltura e l'estensione delle coltivazioni anche in territori oggi incolti è un calcolo che qualche scienziato sicuramente avrà già fatto. Anche per aprire, in alternativa, nuove strade di sviluppo all'innovazione, alla tecnologia.

Vaglielo a spiegare al nostro neo cittadino del mondo che nell'era moderna più o meno il 15% della popolazione mondiale – quella che ha avuto la fortuna di nascere da genitori "occidentali" – ha gestito il complesso del globo consumando l'85% della sua ricchezza. Una gestione poco da formica, come vedremo, e molto da cicala per quanto riguarda il nostro spazio vitale: l'ambiente. Un consumo di ricchezza che purtroppo dobbiamo intendere nel senso più completo del termine, anche se va riconosciuto che questa corsa è stata costellata da innumerevoli conquiste, sia nel campo sociale che in quello della ricerca. A mettere in discussione e a rischio lo stile di vita occidentale ci ha pensato un piccolo difetto a un sistema quasi perfetto: la globalizzazione, strumento di egemonia economica e politica, ha aperto nuovi mercati ma ha rappresentato anche un raggio di sole per una bella fetta di mondo rimasta sempre all'ombra nonostante fosse – numericamente parlando, visto che il ragionamente è partito proprio da lì – la parte più consistente del pianeta. Una mossa calcolata? Viene da pensare che sia così perché il grande potere industriale e finanziario deve macinare potenziali consumatori nella ricerca continua di questa parola crescita di cui tutti si riempiono la bocca.

Si parlava prima dell'ambiente. Vaglielo a spiegare al settemiliardesimo, come con noi fece un giorno il Vecchio di Guccini, che un tempo si respirava una certa aria, che le cose avevano un determinato sapore, che le stagioni a volte facevano degli scherzi ma erano sostanzialmente una certezza. Che ci ha pensato l'uomo – sempre quel 15% della popolazione – a fare nello stesso tempo prodigi come conquistare la Luna o esplorare Marte e danni irreparabili come creare il buco nell'ozono, rovinare l'atmosfera, innescare la rivoluzione climatica. Vaglielo a spiegare che non è un caso se ormai l'intero pianeta è in preda a straordinari attacchi di caldo e siccità alternati a paurosi cicloni, nevicate tombali mentre si sciolgono i ghiacciai, inondazioni terribili fino nelle città più popolose.

Potrebbe essere uno di noi il settemiliardesimo. Così come potevamo esserci noi al posto degli abitanti spezzini travolti, insieme alle loro case e alle loro belle località, da un'ondata di acqua e fango causata certo da evento straordinario e calamitoso, ma dove pure la mano dell'uomo ha le sue responsabilità. La gestione del territorio e il dissesto idrogeologico sono un compito urgente che ci aspetta anche al di qua del Cerreto. E' un richiamo che non dobbiamo stancarci di fare. Intanto annotiamo la generosità dei montanari che sono corsi in aiuto di amici coi quali ci sono tante cose in comune.

 

 

Torna all'elenco degli editoriali

web_partner www.lafotolito.eu