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n. 220 Marzo/Aprile 2017

 

 

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Detto tra noi...

Gli editoriali di Tuttomontagna

 

Riusciremo a cambiare?

Numero editoriale: 176

 

di Michele Campani e Giuseppe Delfini



C'è troppa gente che ce l'ha col governo Monti. Non sempre ci piace, come scelte, come stile e come "provenienze". A volte anche troppo "bocconiano", e a noi la gente che ha studiato troppo un poco sta sulle scatole. Però è quello che ci siamo meritati. Abbiamo troppo sopportato: chiacchiere vuote, balletti istituzionali senza sugo, personaggi pubblici senza dignità, partiti senza programma, ruberie d'ogni sorta, sprechi infiniti, consulenze vuote di sostanza ma ricche di sghei... e tutto senza fiatare. O magari senza nemmeno dimostrare solidarietà verso chi osava dire bau. Ci sta solo bene. Dobbiamo imparare a riappropriarci del nostro destino, ritornare a fare delle scelte precise e concrete, a metterci in gioco, a non delegare sempre e tutto, a guardare alle cose che contano e non agli arzigogoli di facciata. Quante volte abbiamo sentito dare dei qualunquisti a chi, di fronte al mare di politici chiacchieroni, spendaccioni e poco operativi, proponeva di dar loro una lezione, di non votare, di dare un segnale. "Bisogna scegliere, non tutti sono uguali, le idee sono diverse, o destra o sinistra", dicevano "loro".  E ora, gli stessi politici che facevano prediche votano tutti assieme, destra e sinistra, tutti lì ad appoggiare almeno formalmente il Professore, magari con la speranza che tolga il disturbo presto per ricominciare a far viaggiare l'Italia come l'hanno fatta viaggiare sinora. Ma ne abbiamo ancora bisogno, di questa gente?

Ci troviamo in una situazione probabilmente ancora peggiore di quanto crediamo, visto che non passa giorno che salti fuori qualche ruberia scoperta ai danni di noi cittadini. Ma forse e finalmente era ora di prendere coscienza della realtà in modo da voltar pagina, da fare – se non piazza pulita, che è utopistico pensarlo – almeno un bel cambio di guardaroba. La gente normale e onesta ha ormai la nausea e si chiede se questo sia ancora il paese culla della storia oppure una tragicomica repubblica delle banane e dello spreco: mentre c'è chi non arriva a fine mese, ancora assistiamo (?) allo sfregio di politici che senza dignità alcuna operano solo per il tornaconto personale gettando una luce sinistra anche su quelli (e ce ne sono) che invece lavorano per il bene collettivo; mentre la benzina è alle stelle (l'inchiesta nelle pagine seguenti parla di gente che ne mette anche solo pochi euro), è davvero un "giramento" enorme leggere certe cifre di rimborsi carburanti per un consigliere regionale; e, per restare nei prati di casa, girano vorticosamente rilevando quanto il palazzo del potere provinciale sia allergico, addirittura ostile, alle critiche.

E' urgente e indispensabile rimettere in moto questo Paese: il tema del lavoro è quello centrale delle nostre vite, di quella di tutti. Occorre guardarsi in faccia e rinunciare a qualcosa, forse a certe posizioni acquisite. Imprenditori che si tolgono la vita (è accaduto anche qui da noi) e giovani senza futuro: ce n'è abbastanza per doversi dare da fare e provare a cambiare, almeno per loro, i nostri figli.

Proviamo un grande rispetto verso chi, e ce ne sono, s'azzarda a cercare se non fortuna, sicuramente lavoro e profumo di vita, all'estero. Ci guardiamo intorno e, nel nostro piccolo mondo, per esempio, vediamo un discreto gruppetto di ragazzi che è andato a cercare fortuna in Australia. Non diventeranno, forse, straricchi o strafamosi, ma sicuramente torneranno più uomini. Non sono solo i "cervelli" che se ne vanno, ma anche cuochi, camerieri e garzoni di aziende agricole. Certo: c'è anche la voglia di intraprendere un'avventura completamente nuova e diversa, ma pure la convinzione che qui, anche nel mondo del lavoro, tante regole sono da cambiare, tante cose sono da sistemare, tanta burocrazia è da sfoltire, tanto ottimismo è da infondere. Stiamo prendendo troppi antidepressivi, a forza di rinunciare alle passioni e all'entusiasmo la tristezza l'ha fatta da padrona. Stiamo ingurgitando troppi antiacidi: a forza di mandar giù rospi, il mal di stomaco ha trionfato. Dobbiamo dare crediti: finanziari per chi può e deve, e di fiducia, ai nostri giovani. Che serva come monito. E prendiamo quello dei giovani di cui sopra come un esempio.





 

 

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