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n. 220 Marzo/Aprile 2017

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Gli editoriali di Tuttomontagna

 

L'esodo biblico e la nostra deriva umana

Numero editoriale: 207

 

di Michele Campani



La crisi che stiamo attraversando – tutti noi, il nostro Paese, l'Europa intera – a causa dell'immane fuga dalla guerra di centinaia di migliaia di rifugiati è senza dubbio il tema più urgente e importante da affrontare, e parlare di alcuni degli aspetti di questo fenomeno non può fare che bene. E' chiaro come la gestione del problema spetti ai governi dei Paesi europei, così come della ricerca di una soluzione devono farsi carico tutti i Paesi ricchi ed evoluti, a partire dagli Usa che tutto questo disastro umano e sociale lo hanno messo in moto con una serie di scelte rivelatesi sbagliate (quando non addirittura allucinanti). Noi cittadini non abbiamo nessun potere per modificare strategie e indirizzare la Storia, però qualcosa lo possiamo e lo dobbiamo fare per evitare una deriva umana che incombe e che anzi mi sembra sia già iniziata. E questo scossone alla nostra coscienza penso che debba partire proprio da noi, dalle famiglie, dalle piazze, nei bar, nei luoghi di lavoro e sui social.

Quello dell'emigrazione è un fenomeno che è nato con l'uomo e che nella storia trova conferme in ogni periodo e a ogni latitudine. Motivazioni ambientali, etniche, economiche e belliche, a volte anche religiose, hanno visto spostamenti pure di interi popoli, o comunque di masse. Non sempre pacificamente, non sempre civilmente. Spesso con l'obiettivo della conquista. Nessuno si è mai chiesto che fine abbiano fatto gli Indiani d'America, oppure gli Aborigeni d'Australia, tanto per citare due esempi? Fuggire da condizioni di povertà o di pericolo, poi, è una cosa terribilmente umana. Non serve inoltre citare il materialismo gramsciano per ricordare che l'uomo pensa e agisce soprattutto con la pancia. Tutto questo per dire che nel lungo periodo il fenomeno migratorio non lo puoi fermare.

Le immagini di questi giorni ci mostrano in maniera disarmante questo esodo biblico che pare inarrestabile e forse lo sarà. Tanta gente ha mostrato senso di solidarietà e pietà umana, alcune voci si sono levate (come spesso accade quella di papa Francesco si fa sentire bene), qualche Paese ha aperto gli occhi per poi richiuderli, persino l'Europa si è accorta che c'è un problema comune. Però questa Unione Europea che è un'opera rimasta a metà sembra un mostro a due o tre teste. Ogni Stato ha il sacrosanto diritto di esercitare la propria sovranità e comportarsi come crede, specie se supportato dalla volontà del popolo, però personalmente non trovo nessuna affinità o nessun motivo per stare nella stessa "casa" con chi alza barriere di filo spinato o erige nuovi muri. Se non c'è condivisione di valori umani e sociali preferisco un'Europa più "piccola". Se i valori sono solo economici, da questa Europa preferisco prendere le distanze. E' una fase epocale che fa vacillare le fondamenta della nostra società: uomini o animali? Si comincia con i campi di raccolta, i calci e lo spray urticante, già vista anche qualche avvisaglia di marchiatura. Il rischio è quello della deriva che dicevo prima: migranti che da persone diventano problema, affare, merce con data di scadenza. Qualcuno deciderà che qualcun altro è di troppo. Poi toccherà ad altri, magari ai grassi. Oppure ai calvi, o forse ai neri. Del resto, lo stesso Gesù era mediorientale ed è stato crocefisso. Lo sento, lo annuso intorno a me questo razzismo che si sta diffondendo. E allora, insieme alla delusione che provo di fronte a questa follia umana ma anche all'indifferenza di tanti di noi che alla domanda uomini o animali scelgono il gatto, sale una domanda, o forse un urlo: cosa siamo diventati?



 

 

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