TUTTOMONTAGNA, mensile di informazione di appennino e dintorni

TUTTOMONTAGNA

SOMMARIO
n. 220 Marzo/Aprile 2017

 

 

cerca»

 

Detto tra noi...

Gli editoriali di Tuttomontagna

 

L’innocua cena e l’autunno della classe politica

Numero editoriale: 216

 

di Armido Malvoti



Tonino Paroli, in un intervento sulla Gazzetta di Reggio, così definisce la cena che il 3 settembre scorso ha portato a Costaferrata ex Br e alcuni amici: “Quindi i nostri incontri […] sono serviti a celebrare umoristicamente il nostro ‘funerale’”.  Un funerale certifica una fine, vale anche per le Br. L’argomento è però stimolante, per questo ho accettato di parlarne. La cena di un gruppo di attempati signori sconfitti dalla storia, più che preoccupazione suscita tenerezza; tra l’altro una cena organizzata alla luce del sole, non come in quei primi anni settanta quando, tra i boschi più che attorno a una tavola imbandita, nacquero le Br. Cene se ne fanno tante, magari fossero tutte così trasparenti. Anche in occasione delle recenti elezioni comunali si è sentito parlare di cene più o meno riservate che avrebbero spostato voti in favore di questo o di quel candidato. Lasciamo quindi perdere le cene e proviamo a ragionare. Quella stagione di terrore poteva essere evitata? Ricordo che a Reggio le riunioni del gruppo dell’appartamento suscitarono più curiosità che preoccupazione, anche nel Pci che governava la città. I comunisti avevano metabolizzato da tempo la svolta di Salerno, la Costituente e il compromesso sull’art. 7, la via italiana al socialismo, il sofferto sì ai fatti d’Ungheria e il chiaro no a quelli di Praga. Chi come me ha avuto la fortuna di frequentare la scuola delle Frattocchie, dove si formavano dirigenti per il paese più che per il partito, e di ascoltare magistrali lezioni di politici come Enrico Berlinguer, Umberto Terracini e Giancarlo Pajetta, di uomini di cultura come Lucio Lombardo Radice, di economisti come Eugenio Peggio, può testimoniare che in quegli anni il Pci era uno dei pilastri del sistema democratico, proteso a creare, per via parlamentare, le condizioni per un’alternativa di governo alla Dc. Le riforme vere, non farlocche o controriforme come alcune di quelle approvate negli ultimi tempi, erano un obiettivo, così come la piena applicazione della Costituzione. In quel clima nessuno nel Pci pensò che, in mancanza di risposte di sostanza, la contestazione giovanile potesse partorire il mostro del terrorismo. Fu un errore, nato dalla convinzione di poter indirizzare verso sbocchi di cambiamento democratico i movimenti in atto, ma di non minore importanza furono i ritardi e le chiusure dei partiti di maggioranza. Si tratta di una pagina della nostra storia che andrebbe riletta e studiata attentamente: ci aiuterebbe a capire che l’unità che si creò contro il terrorismo fu determinante per sconfiggerlo; una unità che sarebbe utile anche oggi per affrontare le sfide del mondo moderno. Servirebbe anche per capire le ragioni per cui in testa a nessun politico di allora balenò l’idea di stravolgere la Costituzione a colpi di maggioranza. La classe politica di quegli anni fu capace di respingere un terribile attacco allo Stato, dubito che quella di oggi (maggioranza e opposizione), sarebbe capace di fare altrettanto. Altra qualità. La notizia dell’allegro convivio di Costaferrata ripropone anche alcune domande. Le Br erano manovrate e, se sì, da chi? In alcune delle loro azioni più criminose agirono da sole? Hanno detto tutta la verità? Fossi stato a Costaferrata avrei chiesto: “Perché non ce l’avete raccontata tutta?”. In alcuni dei miei libri sfioro l’argomento e avanzo ipotesi, ma si tratta di romanzi: sarei invece curioso, come cittadino, come appassionato di storia e come uomo rispettoso del ruolo della politica, di sapere come sono andate davvero le cose. Ex Br: illuminateci… se potete. Magari nella prossima cena.

 

 

Torna all'elenco degli editoriali

web_partner www.lafotolito.eu