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n. 220 Marzo/Aprile 2017

 

 

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Gli editoriali di Tuttomontagna

 

Immigrazione: fenomeno (o problema) perenne

Numero editoriale: 217

 

di Matteo Manfredini



Sono arrivati, e molti si chiedono se questo sia solo l’inizio. Tuttavia non è il caso di paventare scenari apocalittici, in fondo non sappiamo come la situazione si evolverà e quali saranno i suoi sviluppi. I primi “gruppi” di rifugiati sono arrivati in montagna e le reazioni non si sono fatte attendere. Non é facile entrare nel merito della questione, perché comunque la si pensi il fenomeno, o se si vuole il problema, dell’immigrazione sarà il grande tema dei prossimi decenni (in fondo lo è stato anche per gli scorsi 5.000 anni ma non c’era internet a martellare per ricordacelo). I sindaci e le amministrazioni locali hanno una grande responsabilità nella coordinazione e nell’organizzazione della permanenza, di quelli che per ora sono poche decine di rifugiati, presso i loro comuni. Da una parte sono pressati dallo Stato che, con metodi criticabili, sta spedendo persone in tutt’Italia con preavvisi minimi. Dall’altro sentono il peso dei cittadini che impauriti o preoccupati fanno valere le proprie ragioni, tuttavia sanno bene di essere anche guidati da uno spirito sensibile nei confronti di chi scappa da guerre e persecuzioni, visto che le nostre montagne hanno visto scenari simili solo il secolo scorso. Ma la questione è spinosa, già con un numero irrisorio di africani il dibattito rischia di radicalizzarsi. A tutti sono noti i fatti di Gorino, solo per citare un esempio che illustra bene fin dove l’intolleranza si può spingere. Del resto quando si soffia sulla fiamma della paura (anche se non si capisce bene di cosa, in questo caso specifico letteralmente dell’uomo nero, forse) le conseguenze possono essere terribili. Ma non bisogna chiudere le porte del dialogo con chi non condivide la scelta del Governo e della prefettura, quando le istanze sono espresse con civiltà meritano ascolto e risposta, troppo facile tacciare tutti di razzismo. Chi si preoccupa o pone delle domande non è un intollerante, pensare il contrario vuole dire chiedere alla popolazione un atto di fede.

I sindaci hanno ora un compito non facile, sarà importante integrare questi rifugiati fin dall’inizio per non partire con il piede sbagliato in vista dei prossimi mesi. E’ chiaro che costoro non possono stare con le mani in mano tutta la giornata, la sfida quindi sarà capire come essi si possano inserire nel tessuto locale. Peraltro l’Appennino reggiano sta sperimentando un calo della popolazione, con conseguente abbandono dei piccoli borghi senza precedenti nella storia. Lo stesso vale per alcuni lavori che stanno lentamente scomparendo. Lo studio e l’attuazione di programmi per l’inserimento nella cittadinanza locale potrebbero indurre un beneficio anche al territorio. Il suggerimento che mi sento di dare agli amministratori è proprio di studiare e sperimentare sistemi che in altre realtà europee hanno dato buoni frutti, e di evitare le false strategie, le barriere e i muri, una fra tutte la ghettizzazione. Bruxelles (dove vivo) docet! Incentivare incontri aperti al pubblico, condividere le storie di queste persone, spiegare cosa è lo status di rifugiato, sono tutti metodi inclusivi importanti. Se da una parte tutti appoggiamo l’atteggiamento del Governo, che batte i pugni a Bruxelles per chiedere che tutti i Paesi europei diano il loro contributo e aiutino i Paesi mediterranei nella gestione dei migranti, altrettanto dobbiamo fare noi verso altri Comuni italiani che hanno già contribuito da anni alla gestione di questa situazione.

Nelle prossime settimane è davvero richiesto il contributo di tutti, per evitare che tra cento anni, quando altre generazioni daranno un giudizio sui nostri comportamenti e sulle nostre azioni, i nostri nipoti non si debbano vergognare di quello che abbiamo o piuttosto non abbiamo fatto.





 

 

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