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n. 220 Marzo/Aprile 2017

 

 

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Gli editoriali di Tuttomontagna

 

Poiatica: buco in cui seppellire amianto e coscienza

Numero editoriale: 220

 

di Michele Campani



Sembra proprio non voler mai finire la storia di questa discarica montana che da oltre vent\'anni inghiotte i rifiuti di mezza provincia e anche quelli di chissà chi. Un patto col diavolo, un sacrificio retribuito che qualcuno doveva pur fare, per come si ragionò all\'epoca, e che toccò in sorte a questo lembo carpinetano. Nell\'arco di oltre diciotto anni sono stati sepolti qui quasi due milioni di metri quadri di rifiuti in diversi lotti (o aree, vasi o anche vasche, per rendere l\'idea). Il quinto fu il più consistente (585.000 metri cubi) ma per fortuna anche l\'ultimo. Il territorio aveva già dato, i tempi erano cambiati e anche la sensibilità verso le questioni ambientali: i cittadini si unirono nel Comitato e fu una voce che si fece sentire mostrando una competenza e una passione verso il problema che la politica locale non si era mai sognata di palesare e che tuttora – eccetto rare e scontate prese di posizione – professa senza convinzione. Quel sesto lucroso lotto sul quale Iren aveva spinto al punto da creare con i rifiuti precedenti un invaso bell\'e che pronto ricevette il no del Comune, dell\'Unione dei Comuni e della Provincia, che ancora deteneva competenza sul tema prima che la materia diventasse esclusiva della Regione. Che comunque confermò la chiusura definitiva di Poiatica e si cominciò a ipotizzare il ripristino ambientale dell\'area. Partendo da quell\'invaso del sesto lotto mancato, un \"buco\" che diventa un incubo.

Ora sono usciti i primi esiti dello studio dell\'Università di Bologna, incaricata di valutare la sicurezza dell\'invaso. A pag. 8 riportiamo le considerazioni del Comitato e pur senza che ancora siano state prese decisioni, fra i cittadini della montagna serpeggia rabbia e delusione per un accanimento che si vorrebbe scongiurare verso un territorio che ha già pagato: quale delitto avrà mai commesso questa gente? Con quale coraggio la politica regionale potrebbe voler aggravare una tale delicata situazione continuando a smaltire i rifiuti a Poiatica sotto il falso nome di \"riqualifica\" o \"messa in sicurezza\"? E quanti altri e quali misteri si celano ancora in questa vallata, non lontano dalle case e a pochi metri dalle acque che lambiscono poi mezza Emilia?

La Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna ha aperto un fascicolo d\'indagine per il reato di traffico illecito di rifiuti nella discarica di Poiatica, raccogliendo le inchieste della Procura di Reggio Emilia, le perizie di Ispra, del Politecnico di Milano e del Corpo Forestale dello Stato. Qualcuno sembra voler far luce su venti anni di gestione di discarica, i vertici Iren fanno sapere di essere tranquili e di aver agito nel rispetto delle norme: i residenti vicino alla discarica ovviamente sono un po\' meno tranquilli.

A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, diceva un tale. Ragionando sul susseguirsi di questi eventi è giusto chiedersi – a distanza di due anni – se la conclamata chiusura, tramite il diniego della Provincia, non fosse un diversivo per terminare una discarica a rifiuti urbani e riaprirne una a rifiuti speciali i cui profitti, per il gestore, sono molto più alti rispetto agli urbani. Speciali che, cambiando la denominazione della discarica, aprono le porte ai rifiuti pericolosi ed edili con amianto, ormai internazionalmente considerati cancerogeni. Che l\'amianto e il suo vero o presunto smaltimento possano essere un business di grandi dimensioni lo capisce anche un bambino, non c\'è bisogno di uno scienziato o di uno studio universitario. Cosa si cela dietro questo falso entusiasmo della politica quando candidamente ci assicurava che la partita era chiusa?







 

 

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