IN QUESTO NUMERO

N. 115
Agosto 2005

La Copertina
Il sommario


Personaggi
Vaglie: storia di Caterina, sordomuta felice di comunicare col mondo a mezzo fax e sms.


Attualità
Il mio canto libero: il mitico Mogol a cavallo a Pratizzano. Ecco la Grande cavalcata.


Speciale feste
Tutti gli appuntamenti prima di arrivare fino alla fine dell'estate.


Storia e Arte
Viaggio nel set di “Sopra le nuvole”, il film sugli eccidi del marzo 1944 tra cui Cervarolo.



I NUMERI ARRETRATI

N. 69
Giugno 2000

La Copertina
Il sommario


Attualita' ed Economia:
Cerreto dei contrari.

L'incredibile pellegrinaggio
del Prof. Regnani.


Feste e dintorni:
4° Celtic Folk Festival.

Alla scoperta dei Celti.

Il programma delle feste di paese dell'estate.

Nasce Festivaldenza.

Personaggi e Cultura:
Concorso di poesia dialettale

N. 70
Luglio 2000

La Copertina
Il sommario


Personaggi:
Carpineti: l'aceto balsamico di famiglia.

Si fa presto a dire Chernobyl

Sport:
Lodovico Tarabelloni a ruota libera.

C'era una volta l'"Amicizia"


N. 72
Settembre
Ottobre 2000

La Copertina
Il sommario


Speciale San Michele e Castelnovo:
Il nuovo marchio del Parmigiano Reggiano di montagna, formaggio buono anche col gelato

Nasce "Pregium", il consorzio per vendere direttamente il Parmigiano Reggiano montano

Sport:
Viano: intervista a Carlo Casoni, chef della Ferrari nei GP di Formula 1. "Dopo la partenza scappo in cucina". Curiosità, aneddoti e cosa mangiano gli assi del volante

Arte, Cultura e Tradizioni:
Ottant'anni fa il terremoto sconvolse l'Appennino. Il ricordo di chi c'era il 7 settembre 1920: "Ballavano gli alberi"

N. 73
Novembre 2000

La Copertina
Il sommario


Attualità e politica:
Sensazionale ricerca: il Parmigiano Reggiano è nato a Frombolara di Carpineti nel 1159

Speciale autunno:
Tradizioni e dialetto: l'albero della vita. C'erano una volta il castagno e il metato

Personaggi:
La storia di Daniele Ferrari, carabiniere vianese, straordinaria figura di militare e di uomo. L'eroe di Culquabert rifiutò la Medaglia d'oro ed entrò nella leggenda

N. 74
Dicembre 2000
Gennaio 2001

La Copertina
Il sommario


Personaggi:
Il sogno di Said El Khaouat, marocchino costretto a vivere in una roulotte: una casa vera dove accogliere la moglie

Felina: la splendida storia della vita di Anselmo "Gnik" Zanelli, partigiano, norcino e re della risata

Speciale Natale:
Antonio Pigozzi espone a Castelnovo i suoi presepi. La storia di un artista che regala emozioni

Storia, Arte e Cultura:
Al Fariolo sventolò per primo nell'ottobre 1796: da riscrivere la storia del Tricolore


N. 75
Febbraio 2001

La Copertina
Il sommario


Attualità e Politica:
Il bilancio anagrafico del 2000: 149 abitanti in più, i maschi superano le femmine. Collagna primo comune sotto i mille.


Personaggi:

Intervista esclusiva a Mara Redeghieri. La cantante degli Üstmamò: "Amo i timidi, la lentezza e questa terra un po' sfigata".

Castelnovo: tre Liliana Azzolini, un caso di quasi omonimia. Simili anche le loro storie.


N. 76
Marzo 2001

La Copertina
Il sommario


Attualità e Politica:
Parco nazionale al via: intervista esclusiva a Paolo Bargiacchi. Le isole a orologeria. La Lega Nord: "Se questa è democrazia...".


Volontariato e Solidarietà:

Castelnovo: al festival del rock, i giovani suonano per gli anziani. E vince il cuore.

Personaggi:
Casina: "Angiolina" Bonini svela i segreti di un'arte golosa, quella del croccante.


N. 77
Aprile Maggio 2001

La Copertina
Il sommario


Attualità e Politica:
La nostra inchiesta: alcol, droga e incidenti. Dall'allarme alle alleanze contro le devianze.
Osservatorio stradale: ben 11 morti sulle strade montane nel 2000.


Sport:

La febbre del Giro: la tappa del 27 maggio passa in montagna. Il percorso, la storia, le curiosità e le grandi rivalità.

Il Giro e i nostri eroi: piccoli gregari e grandi uomini: Nello Sforacchi, Pietro Partesotti e Lauro Grazioli.

Il Giro e i nostri eroi: finì per colpa di un pugno la carriera di Nunzio Pellicciari, ciclista di Baiso.


N. 78
Giugno 2001

La Copertina
Il sommario


Politica
I tre sindaci moschettieri: sogni e segreti di Carlo Fornili, Ugo Caccialupi e Felicino Magnani, premiati dal voto a Casina, Collagna e Villa Minozzo.

Sport
Prende il via la cinquantesima edizione del Torneo della Montagna: gironi, calendario, novità e indiscrezioni. Borzanese squadra da battere.

Arte, cultura e tradizioni
Sulle orme del primo starolo: sensazionale ricerca sul piatto che i modenesi ci hanno "rubato".


N. 79
Luglio 2001

La Copertina
Il sommario


Personaggi
Intervista a Giovanni Lindo Ferretti. L'organizzatore di "conFusion&" racconta il festival e la sua montagna: "Siamo fermi a ieri".

Speciale Estate
Il calendario degli appuntamenti in Appennino fino alla vigilia di Ferragosto.

Sport
Le "nazionali" del "Montagna": i migliori giocatori di sempre selezionati da 5 miti viventi.


N. 81
Settembre
Ottobre 2001

La Copertina
Il sommario


Agricoltura e volontariato
Intervista al dr. Franco Viappiani, nuovo direttore del distretto sanitario.

Genetica alla carpinetana: la Dumeco Breeding, moderna azienda di selezione dei suini, investe quasi 9 miliardi a Campovecchio. Intervista ai responsabili.

Sport
Una vasca, ma pure tronchi, frigo e slitte, al via della gara di carrettelle a Monchio di Felina.


N. 82
Novembre 2001

La Copertina
Il sommario


Attualità
Castelnovo: presentato il progetto per la città dello sport. Piscina, centro fitness e albergo: un intervento da 7 miliardi per un puzzle tra pubblico e privato.

Canossa: intervista esclusiva a Michele Curti. Mucca pazza gli ha sterminato la stalla, ma lui riparte a 64 anni: "Non mollo".

Personaggi
La lista di don Enzo Boni Baldoni: l'eroico prete di Quara salvò numerosi ebrei, il suo nome inserito nella stele dei "Giusti fra le Nazioni".

Rubrica
Un mese di notizie sui giornali. Rassegna stampa.


N. 83
Dicembre 2001 Gennaio 2002

La Copertina
Il sommario


Attualità
Castelnovo: va in tribunale la vicenda della casa del senatore. La "guerra" Giovanelli-Herman sulla striscia della discordia.

Parmigiano Reggiano: Tabiano vince il tricolore a Saint Vincent.

Personaggi
Casina: l'insolita collezione di ferri da stiro di Romano Ghirelli. Ne ha più di 500, di tutto il mondo: il più antico ha cinque secoli.


N. 84
Febbraio 2002

La Copertina
Il sommario


Attualità
Il bilancio anagrafico montano del 2001: +196 abitanti. A Ligonchio solo tre nati. Collagna torna sopra i mille. Tracollo a Villa.

Arte, storia e personaggi
Baiso: il giovane Simone Cassinadri racconta la sua battaglia contro la leucemia. "Ho vinto la malattia, adesso mi sposo".

Una suora nella Resistenza: il Sant'Anna e la montagna intera piangono la scomparsa di suor Paola Nervi. Fu al fianco di Marconi, finì anche in carcere, ma non si piegò. Una vita nel nostro ospedale.


N. 85
Marzo 2002

La Copertina
Il sommario


Attualità
Argentina: linea diretta con una famiglia arrivata a Casina e una a Buenos Aires di origini montanare.

Speciale Pasqua
Lo scusìn, 8mila uova di festa: l'immortale tradizione pasquale raccontata dalla sua regina, Anna Corbelli.

Il mistero delle confraternite nelle tradizioni religiose pasquali. Dalla veccia di Talada alla processione del Cristo morto di Cervarezza. Una ricerca della terza elementare di Busana.


N. 86
Aprile/Maggio 2002

La Copertina
Il sommario


Attualità
Viaggio esclusivo a Valbona, dove numerose giovani famiglie vivono di agricoltura a oltre mile metri di quota. Il paese degli animali è un piccolo Paradiso.

Speciale resistenza
Storia della staffetta Imelde "Noris" Campani, coraggiosa eroina della guerra di liberazione. Un ricordo autobiografico e le testimonianze di chi salvò dalla morte.

Storia, arte e tradizioni
Vetto: l'osteria come palco. I fratelli Olmi incidono storici canti popolari.


N. 87
Giugno/Luglio 2002

La Copertina
Il sommario


Attualità
Villa Minozzo: la storia di Terry, bimba malata di autismo ma dal sorriso solare. L'affetto della famiglia, i diversi metodi di cura, un'associazione e l'opera di sensibilizzazione.

Intervista a Tarcisio Zobbi, numero uno del Parco nazionale: "Nessun rischio di immobilismo. Aggiusteremo i confini. Due sedi operative, qui e in Toscana".

Estate e Personaggi
Baiso: Fiorettino vincente. Il 9 giugno la Pro loco organizza la prima gara del salame tipico delle nostre zone. E Tuttomontagna scopre le origini del nome.

Marola: grana d'autore con i fratelli Rossi. I ventenni Samuele e Sebastiano conducono un caseificio artigianale.

Villa: la storia del 99enne Olinto Battistelli, scarpulîn ma non solo, che ha trascorso tutta la vita al Trëg di Morsiano.


N. 88
Agosto 2002

La Copertina
Il sommario


Attualità
La sfida di Ramiseto: intervista al sindaco Francesco Zambonini sui progetti che stanno ridando fiducia ed entusiasmo al comune del crinale.

Ramiseto è meglio di un titolo di studio: la storia di Simona Mortari, innamorata del suo paese.

Festestate
Le feste in Appennino: TUTTO IL CALENDARIO ESTIVO

Minozzo la millenaria: la Pro loco e i suoi costumi fanno rivivere una realtà antica di secoli.

Arte, storia e personaggi
Viva il parroco: nel 40° di ministero a Cavola, il 4 agosto si festeggia don Raimondo Zanelli.


N. 90
Ottobre 2002

La Copertina
Il sommario


Attualità e solidarietà
Castelnovo: il nuovo Prg guarda alle frazioni. La parola a sindaco e opposizione.

Storia cultura e personaggi
Più unica che rara: viaggio a Casale di Talada sulle tracce dell’erba robbia.

Campione e Sansone: Domenico Gariselli, primo di forme e formaggio.


N. 91
Novembre/Dicembre 2002

La Copertina
Il sommario


Personaggi, storie e tradizioni
Cento anni e mille gag: il primo secolo di vita di Carolina Caldiani di Regnano.

Un giorno con Maurizio Giansoldati e Domenica Magliani, gli ultimi pastori di Ligonchio.

Sole di Vetto: in un reportage a colori, l'odissea di Neo Ruffini, reduce della steppa.


N. 92 Gennaio 2003

La Copertina
Il sommario


Volontariato e società
Castelnovo: intervista a Fulvia Baccini, tra Global Forum, pace e problemi mondiali.

La vita eccezionale di Caterina Bertolini, dodici figli e un grande cuore.

Ramiseto: io e gli struzzi. Viaggio nell'allevamento di Cristina Fontanili.

Caso Pieve: parlano don Evangelista Margini e l'architetto progettista Giorgio Bertani.

N. 93 Febbraio
Marzo 2003

La Copertina
Il sommario


Attualità
Un sogno realizzato: Davide Gigli fa il pastore a Gazzano. Una passione nata da piccolo e condivisa dalla moglie Barbara.

Il bilancio demografico del 2002: montanari in aumento, toccati livelli di 30 anni fa.

Gli interventi della Provincia a Cecciola e Laticola.

Gatta-Pianello: interviste esclusive con Roberto Ruini e Felicino Magnani.

Personaggi
Casina: si racconta Francesca Filippi, istruttrice di volo a soli 21 anni.

N. 94 Aprile 2003

La Copertina
Il sommario


Società, Scuola
e Attualità

Castelnovo: l'originale idea di Fabio Mammi. Casse da morto personalizzate con la Pietra o il cappello da alpino.

Immigrazione e
dintorni: il forum
di Tuttomontagna. Tavola rotonda Pignedoli-Tamagnini-
Grisanti. Interventi di Tonino Ndoci e Alessandro Davoli.

N. 95 Maggio 2003

La Copertina
Il sommario


Attualità e volontariato
La Regina del Sahara è Rosy Manari da Busana, che da due anni trionfa nella maratona del deserto

Cervarezza: sulle tracce di Indiana Jones, nasce il “Parco Giocavventura”.

Personaggi storia e cultura
Rivelazioni shock di mons. Nando Barozzi: “Eravamo armati e pronti a fermare il colpo di stato dei comunisti”.


N. 96 Giugno
Luglio 2003

La Copertina
Il sommario


Scuola, Attualità e Volontariato

Il centenario Unitalsi: a Castelnovo oltre 400 iscritti. Il pellegrinaggio dei bambini.

Villa Minozzo
Vita nuova al canile
Ora non piangono più


Arte e Personaggi

Dialetto e tradizioni: amarcord fistïe e schìz, i giochi di una volta comprati... nel bosco.

Lo Sport in Appennino

Il 52° Torneo della Montagna girone per girone: Baresi e Padovano le star, Casina, Cola, Gatta e Baiso le favorite.


N. 97 Agosto 2003

La Copertina
Il sommario


Speciale feste
Tutte le feste dell'estate in Appennino

Volontariato e Società
Intervista a Ketty Agnesani, originaria di Villa, una delle "colonne" di Emergency

Tra Carpineti e Lourdes: incontro con don Guiscardo, Cappellano della Grotta

Sposini in fuga dalla città: con Marco e Clizia, dopo 15 anni un matrimonio a Gottano

Arte e Storia
Dialetto e tradizioni: la galleria sotto la Torre dell’Amorotto avvicinò Civago al resto della montagna. Il racconto di chi ci lavorò

N. 99 Ottobre 2003

La Copertina
Il sommario


Attualità e Società
Alla Columbia University di New York si studia il Maggio. Intervista a Jo Ann Cavallo.

Speciale Fiera
Castelnovo: albergo e piscina nuovi, teatro, Centro fiera e Prg. Intervista al vice sindaco Gianluca Marconi.

Storia e Cultura
L’aereo dei misteri si schiantò sul monte Ca’ di Viola nel ‘44: caccia al relitto.

Svuotato il lago di Gazzano: le foto dell’evento e la storia della diga di Fontanaluccia.

N. 100
Novembre Dicembre
2003

La Copertina
Il sommario


Attualità e Società
L’agricoltura salva-montagna: fotografia del comparto nel nostro territorio.

L’ex vescovo mons. Gibertini ha scelto la tomba: sarà sepolto in chiesa a Ciano.

Storia, Arte e Personaggi
Episodio alla don Camillo a Cereggio nel dopoguerra: come nel film, don Narciso affrontò il suo “Peppone”. Megafoni interrotti dalle campane.

Al lavoro nelle viscere della terra: i sopravvissuti raccontano l’epopea degli emigranti montanari verso le miniere del Belgio.

N. 101
Gennaio
2004

La Copertina
Il sommario


Speciale Teatro
Tiffany addio, ecco il Bismantova. Il rush finale nelle parole di Gianluca Marconi.

Personaggi e Società
Cinque generazioni in festa a Castelnovo: da Iride Ugoletti a Nausicaa Ciano, 96 anni dopo.

L’epopea dell’Andrella: vezzanesi per 20 anni al lavoro sulla strada della Val d’Enza. Una storia di grandi sacrifici raccontata dai protagonisti e dallo straordinario geom. Giacomo Nicoli.

Lo Sport in Appennino
Quando il prete va in panchina: la passione per il calcio di don Daniele a Cinquecerri.


N. 102
Febbraio/Marzo
2004

La Copertina
Il sommario


Attualità, Economia e Politica
Il bilancio demografico del 2003: la popolazione aumenta in tutti i comuni tranne Villa. Compreso Ligonchio, dove l'aquila fa la cicogna. In tutto siamo 44.332.

Volontariato e Società
Da Baiso a Sydney scoprendo il mondo e la terra dei canguri. E anche l'amore. Robby Borghi si racconta.

Personaggi e Tradizioni
Casina: a due mesi dalla scomparsa, la vita di Angelo Filippi, sempre presente ai grandi appuntamenti con la storia del secolo scorso.


N. 103
Aprile
2004

La Copertina
Il sommario


Lavoro, Attualità e Politica
“Il caporalato? C’è anche qui da noi, a Felina, per esempio”: intervista a Dusca Bonini della Cgil sul declino di Cipputi.

Casa Giovanelli story: tolta la striscia contestata. Clamorosa decisione dell’ex Catasto che stralcia i famosi 66 mq.

Storia e Personaggi
Dolce amarcord in America Latina per Iva Zanicchi. Parla della guerra e di quand'era bambina: “E ritrovai papà”.


N. 104
Maggio
2004

La Copertina
Il sommario


Attualità, Scuola e Volontariato
Africano di un don: il grande cuore di Viano abbraccia padre Marco Canovi e gli amici ugandesi del Karamoja.

La carica degli arrabbiati: Basta bla-bla! Parco nazionale: la protesta del Comitato. Lo sfogo di Bucci sulle colpe di Giovanelli e di Castelnovo per i ritardi.

Speciale: la Guerra e Noi
Il drammatico salvataggio del comandante Barbolini nella testimonianza di Otello Togninelli.

Due storici e rari documenti sul martire di Cervarolo don Battista Pigozzi.

La guerra di nonno Paolino vista con gli occhi della 14enne Clara.


N. 105
Giugno/Luglio
2004

La Copertina
Il sommario


Attualità e Politica
E’ arrivato Josuè: dopo 33 anni, un neonato a Casello Vecchio di Roncaglio.

Feste, Tradizioni e Personaggi
Succiso: la favola di Albaro, sullo scuolabus rosso per le vie del paradiso.

Cervarezza: la Russia infernale dell’alpino Andrea Romei, il marconista primo a sapere della ritirata.

Lo Sport in Appennino
Il 53° Torneo della Montagna girone per girone: il Cavola punta a un tris mai realizzato finora, agguerrite le 20 rivali, con Gatta, Cervarezza, Baiso, Borzanese e Roteglia in pole-position. Juniores in crisi: solo sei squadre iscritte. Tutti gli albi d’oro e le ultime di mercato.


N. 106
Agosto
2004

La Copertina
Il sommario


Attualità e Politica
Tutti per super Michi: la scuola e gli altri protagonisti della battaglia per la vita di un bambino di 10 anni.

Nostra inchiesta esclusiva: abbiamo trovato Merlin Hueppchen, copilota del B-25 americano precipitato nel 1944 vicino a Frassinedolo ospitato da don Vasco Casotti insieme a due connazionali.

Idee a duello sulla pista che scotta: parlano Felicino Magnani e Benedetto Valdesalici.

Storia, Tradizioni e Personaggi
Film, moto e solidarietà: intervista a Chicco Salimbeni dopo lo strepitoso successo del corto “L’Intoccabile”.

N. 107 Settembre
N. 108 Ottobre
2004

La Copertina


N. 109
Novembre-Dicembre
2004

La Copertina
Il sommario


Attualità e Politica
Bisturi e cuore: 138 interventi per Anna Ghirardini e gli altri medici. Da Toano in Tibet.

Franchi e Leoncelli fuori dagli schemi: no a poltronismo e potere dei pochi.

Lo Sport in appennino
Formula Uno in miniatura: il carpinetano Marco Donadelli piccolo Schumi del telecomando.

N. 110
Gennaio 2005

La Copertina
Il sommario


Società, Scuola e Politica
La zuppa degli dei: boom a Casale per un antico cereale. Luca Valentini coltiva il farro.

Al via la Comunità montana dell’era Pignedoli: gli incarichi, le intenzioni, le curiosità e le prime critiche.

Speciale Natale
Il presepe vivente dei bambini a Bebbio: tutti al lavoro, ma in scena solo giovanissimi.

Storia, Arte e Personaggi
Ciano: sempre più in alto il canto di Mikela. Nel nuovo cd anche la firma di Strabba.

N. 111
Febbario Marzo 2005

La Copertina
Il sommario


Volontariato e Società
Un secolo per ritornare: la magnifica epopea della famiglia Frossiani, dal capostipite Achille che lasciò Civago per l’Argentina al pronipote Jorge tornato con genitori, moglie e figli.

Attualità
Quanto ci costa quella fascia? Nostra inchiesta su paghe e gettoni degli amministratori.

Speciale Resistenza
Al servizio di Dio e dei fratelli: vita e guerra del martire don Pasquino Borghi.

Lo Sport in Appennino
Carpineti: l’impennata da fuoriclasse del 19enne Matteo Bonini che debutta nel Mondiale Mix 2 di motocross.

N. 112
Aprile 2005

La Copertina
Il sommario


Attualità e Politica
Ok, il piatto è giusto: incontro con Maria Grazia Nibali, “giurata nutrizionista” in tv con la Zanicchi a “Il Piattoforte”.

La guerra del latte: Ferrarini, Gazzolo, Cavola e gli altri caseifici a caccia dell’oro bianco. A Vetto chiude Groppo.

Speciale Storia
Cinquant’anni fa a Colombaia assassinati Munarini e Rossi: tutta la vicenda e l’analisi di quel periodo fatta dall’on. Danilo Morini.

N. 113
Maggio 2005

La Copertina
Il sommario


Attualità
Cinque Terre, dove il Parco funziona c’è al centro l’uomo. Nostra intervista al presidente Franco Bonanini

Scuola e Volontariato
Arriva Milly, un aiuto a prova di latte: dalla scuola elementare di Migliara una mucca per il progetto Hanga in Tanzania

Storia e Personaggi
Dal coma alla laurea: la storia coraggiosa di Alessia Tacconi, ex promessa dello sci

Speciale 25 Aprile
Violenza e ricerca: intervista allo storico Massimo Storchi sulla Resistenza

N. 114
Luglio 2005

La Copertina
Il sommario


Giovani e Scuola
Tutti a Colonia! In vista della Giornata mondiale della gioventù, nostra inchiesta fra i giovani. “Saremo più di 100!”


Speciale Turismo
Mille feste. Anche per te: tutti gli appuntamenti in Appennino fino a metà luglio

Ligonchio: successo per la 1ª Festa del salame


Storia e Personaggi
Inchiesta: la tradizione del “pom ross” di Temporia

In 40 da Genova a Cortogno per commemorare il martire Settimo Giudici


SOLE DI VETTO/L'ODISSEA DI RUFFINI

Neo, reduce della steppa

“Facevano 38° sotto zero, quella sera...”. La campagna dell’Armir e la morte dell’amato fratello. La neve macchiata di sangue: un tonfo al cuore. Protagonista del primo reportage di guerra a colori, pubblicato da L’Europeo nel '68.

di Damiano Razzoli

“Mi chiamo Neo Ruffini, nato a Sole di Vetto d’Enza, un paesino di montagna in provincia di Reggio Emilia abitato da duecento persone. Ho diciannove anni, sono alto un metro e ottanta e peso sessantotto chili; misura e peso riscontrati alla visita di leva, occhi marroni, capelli castani e mossi, gambe forti addestrate con successo alle corse, ai salti, al ballo. Questo non lo dico per presunzione, ma per ringraziare la mia mamma per avermi fatto bene”

 

Neo Ruffini nella foto a colori che apre il servizio pubblicato su L'Europeo dell'8 febbraio 1968. Il battaglione era attestato presso Babka, nell'ansa del Don. Il vettese è armato di fucile modello 91 ed è protetto da una copertura mimetica contro i colpi dei tiratori russi. Il tenente Cacchi fotografa con una Leica II munita di telemetro e con pellicola Agfacolor.

A Stalingrado la terra tremava. Tremava e sanguinava. La potenza e la violenza dello scontro tra nazisti e russi risuonava per 80 km, e sulle placide acque del Don, sinuoso nelle sue ampie e protette anse, la tensione vibrava. Le acque erano ghiaccio vivo; il ghiaccio cominciò a stridere, fino a sgretolarsi. L’inverno della steppa era già inoltrato, eravamo agli inizi di gennaio. L’Armata Rossa progrediva nel massiccio accerchiamento dell’ormai disorientato esercito tedesco; gli echi dei bombardamenti strisciavano nel sottosuolo e gettavano l’impronta sulla neve, spettinata, lungo il Don. Allora le acque, che erano ghiaccio, cominciarono ad agitarsi. Il nervosismo lentamente s’insinuò nelle calde trincee, nelle isbe dei soldati italiani, dei battaglioni dell’Armir disseminati lungo le rive del fiume. Quelle esplosioni, quelle luci così distanti, impercettibili, quel tremore della terra erano insieme un terremoto nello spirito dei soldati italiani. La situazione sembrava scuotersi, sembrava in rapida evoluzione: addio alla guerra di posizione, le albe successive avrebbero avuto orizzonti di ferro e fuoco. Laggiù, nell’inverno della steppa, coperto da un telo bianco per mimetizzarsi ed evitare i cecchini russi, laggiù, tra gli altri, si muoveva l’attendente del tenente Roberto Cacchi, l’alpino Neo Ruffini, battaglione Verona, Sesto reggimento della divisione Tridentina.

Neo Ruffini oggi, con la moglie Lucia, la figlia e il nipotino. Sul tavolo, L'Europeo con il servizio che lo riguarda.

“Reporter” di guerra

Neo Ruffini vive a Sole di Vetto. La sua odissea durante la seconda guerra mondiale è sconfinata. Sconfinata come quelle russe lande desolate, gelide. Laggiù non c’era il Sole, non c’era la famiglia come non c’era il caldo conforto d’un raggio. Anche la giornata serena, il cielo limpido, venivano abbruttiti dal sangue. Il sangue è rosso, sulla neve è un tonfo al cuore, la fotografia d’una fine. Neo Ruffini, con i suoi compagni, strisciava ogni giorno tra speranze e fotografie d’una fine. Ha strisciato per sei anni.
Il 9 marzo 1940 inizia il servizio militare. Sessant’anni fa significava riempire i propri occhi di guerra. Gli occhi di Neo Ruffini si sono riempiti di guerra per sei anni. Sul Monte Bianco, contro i francesi; poi il fronte albanese, contro i greci; poi l’epopea della campagna di Russia; infine la traumatica prigionia, dopo l’8 settembre 1943, quando Badoglio firmò l’armistizio con gli Alleati, lavandosi le mani dell’esercito italiano e lasciandolo in balìa dei nemici, ora i nazisti: Neo venne condotto in Germania, dove operò, internato, come falegname, contadino, fabbro e operaio lungo le ferrovie del Terzo Reich perennemente massacrate dai bombardamenti inglesi. La morte lo sfiorava, si girava indietro, lo sfiorava nuovamente, ma mai, mai lo ha sbaragliato.
Neo Ruffini è tornato a casa, sul calar dell’inverno e all’alba di una nuova primavera. Era il 1946, il 22 aprile sposò Lucia. Già l’aveva incontrata, prima del 1940, prima della guerra, nella fugacità d’un semplice amore giovanile. Dopo il ritorno presero a incontrarsi, sempre più spesso, a metà strada, per evitare le dicerie. “Scoprii un bel cavallo rosso, mansueto e intelligente, su misura per me: era l’ideale. Ci raggiungevamo ogni fine settimana, in un mio campo”. Lei era là, nel prato, ad aspettarlo; liberava il cavallo, ed ogni volta si trovava in una favola, una fiaba inattesa. La osservava attentamente, Lucia, e dopo le fotografie d’una fine, immagini da voler dimenticare impossibili da rimuovere, la fotografia d’una vita: “Lei era alta, snella, capelli mossi lungo la schiena, sopracciglia e ciglia ben marcate, brune quanto i capelli, che circondavano due grandi occhi grigio scuro. Vent’anni, il corpo preciso, marcato, la pelle liscia ispano-tirolese: insomma, la bella immagine di donna da me desiderata”. Rilevò la drogheria del Sole, dopo un periodo presso l’ufficio esattoriale di Vetto.
L’istantanea dei suoi 82 anni è colorata e vivace. Ha scritto una piccola autobiografia, dettagliata per gli episodi più commoventi e intensi. Riporta all’autunno, leggendola, quando cadono le foglie. Le foglie della memoria di tantissimi reduci, vecchi che celano la loro saggezza nella pura e cruda esperienza della sopravvivenza, stanno cadendo, e chi passa le calpesta. Queste se ne vanno sottoterra e non rinascono, come se l’autunno fosse l’unica stagione. Ascoltando voce e parole di Neo Ruffini, i suoi lontani vent’anni, la nostalgia si diffonde inevitabilmente, ovunque. Quella voce e quelle parole descrivono una fotografia, chiara, sciupata un poco dal tempo, emozionante; è un incontro con la Storia. E nella Storia Neo Ruffini è transitato, violentemente, durante la seconda guerra mondiale. Una fotografia di speranze, d’una fine, d’una salvezza, d’una vita, d’una storia da raccontare. Questa fotografia è leggenda: di inventato c’è l’immagine metaforica della fotografia, di vero c’è proprio la fotografia, c’è un reportage.

Neo Ruffini (primo a sinistra) guida una pattuglia di alpini in perlustrazione nel dicembre '42.

I reporter sono i tenenti Gianfranco Ucelli e Roberto Cacchi di cui è attendente Neo Ruffini, protagonista di alcuni flash. Si tratta del primo reportage di guerra a colori. L’Europeo, il celebre mensile, lo pubblicò per la prima volta nel 1968: “Le pellicole a colori erano di uso poco comune - veniva scritto a sottotitolo -. Durante il dramma dell’Armir in Russia sembrava incredibile pensare che qualcuno avesse potuto fissare quell’evento”. I colori saranno stentati, ma quel soldato italiano è lui, l’alpino Neo Ruffini del battaglione Verona, 6° reggimento, attestato presso Babka, in un’ansa del Don. Il documento ha un valore straordinario, e in seguito alla pubblicazione de L’Europeo è stato riproposto più volte. Neo Ruffini ha scritto su Fronte russo c’ero anch’io, raccolta di testimonianze a cura di Giulio Bedeschi, autore di Centomila gavette di ghiaccio. Neo scrive della battaglia di Postojali, la prima per sfondare l’accerchiamento russo nel gennaio 1943. Undici sbarramenti, l’ultimo a Nikolajewka. All’orizzonte s’intravedeva la speranza.

E il mortaio colpì Tebaldo

Il 17 gennaio 1943 il fronte italiano, massacrato dal fuoco russo dopo la presa di Stalingrado, fu costretto al ritiro. L’Armata Rossa aveva predisposto un invalicabile accerchiamento. “Facevano 38° sottozero, quella sera - racconta Ruffini -. Era il 18, abbandonammo il Don dopo aver condotto una estenuante guerra di posizione”.
Le armi non sparavano, gli orologi fermi, l’equipaggiamento estivo, come poter resistere? “Ma dovevamo resistere, a ogni costo, nonostante i russi ci tentassero con la vodka e prevedessero una fine molto triste, tale e quale a quella riservata a Napoleone”. Partirono in camion, ma nevicò. Il vento siberiano fischiava nelle orecchie, i camion uscivano di strada: “Bisognava spingerli a mano, con mezzi di fortuna raccolti nelle isbe, ma dovemmo lasciarli indietro e proseguire per una destinazione ignota, a piedi, il volto ghiacciato, i compagni che cedevano e morivano nel silenzio”.
Si andava verso il primo sbarramento da superare, a Postojali. Neo Ruffini vive l’esperienza più drammatica dei sei anni di guerra, quella che lo segnerà. Le pattuglie d’esplorazione giungevano con un carro in cui, coperti di paglia, giacevano due alpini, i corpi crivellati, il pianale grondante sangue; con loro, un russo vivo. Era il preludio di un inferno: Neo Ruffini combatteva a fianco di suo fratello, sergente maggiore Tebaldo Ruffini. S’intendevano a sguardi, si cercavano. Il comandante di battaglione ordinò la fucilazione del russo: “Come tenere un prigioniero se noi stessi siamo prigionieri?”. Si trovavano in una sacca. Infatti, all’arrivo di una nuova ondata d’aria ghiacciata, s’aprì il fuoco di sbarramento nemico. Neo e Tebaldo erano l’uno angelo custode dell’altro, si scambiavano più volte quel “stai giù” fraterno che nulla potè quando la morte venne dall’alto. Feriti senza assistenza, imprecazioni, preghiere: “Facevano pietà più dei morti”. I mortai furono posizionati, i collegamenti tra le compagnie non esistevano, il materiale era stato abbandonato sui camion. Non telefoni, non eliografi, non bandierine: si doveva andare, andare e aprire quel maledetto varco, “se no non si tornava a casa”. In trincea l’ordine era resistere ad ogni costo e morire sul posto, andare senza remore, perché il freddo era una morte tremenda. Le armi automatiche coprivano le voci, i movimenti erano disarticolati, ma necessari.
I russi contrattaccavano pesantemente ovunque. “Ripiegammo dietro uno stabile, per preparare l’offensiva: un ufficiale giaceva nascosto, e d’un tratto lanciò via un oggetto; gli chiedemmo chi fosse; rispose: ‘Italiansko’. Indossava una divisa italiana, il russo, e l’ira salì a tal punto che un soldato sparò una, due volte, ma il colpo non partì; gli fu data una pistola ancora calda, e lo uccise, in faccia. Le comunicazioni non funzionavano al meglio, alcuni codici cifrati restavano misteriosi. Mio fratello, che in particolare non sapeva decifrarne uno, venne rimproverato e bisbigliò: ‘Come sarebbe bello se tutto fosse preparato bene come in un film’. Nel frattempo le notizie che giungevano erano sconcertanti, più della realtà, e i soldati abbandonavano i posti di combattimento. Il comandante ordinò allora all’artiglieria il fuoco di sbarramento, per coprire l’arretramento. Mentre comunicava le coordinate, un mortaio centrò la stazione radio. I mortai, conficcati nella neve, sono inezie; l’esplosione viene attutita di molto”.
Neo affiancava Tebaldo. “Il mortaio colse in pieno mio fratello, uccidendolo e straziandolo”. Da quel momento, per Neo fu solo disperazione, inutilità. L’anello con la Madonna della Pietra di Bismantova incisa a colori non era più condiviso: “Nostra madre ce lo aveva donato affinché ci proteggesse, lo portammo sul fronte francese e durante la guerra greco-albanese”. Il tenente Cacchi lo incitava, ma lui restava immobile. “Ordinava severamente, ma non reagivo. Poi disse: ‘Se ci fosse qualcosa da fare, sarei contento di rimanere, ma così...’, e dopo un attimo di meditazione abbandonò sulla neve la macchina fotografica, rinunciando alla vita dicendo: ‘Restiamo pure, ma avrei preferito tornare a casa, almeno noi due’. Mi smossi, a quel punto, e sui camion, intanto recuperati, corremmo in ritirata”. Il giorno dopo avanzarono nuovamente, i russi avevano indietreggiato. Sul campo, il 6° reggimento aveva perso il 70% dei soldati: “Il comandante Signorini morì di dispiacere”.

Due feriti su un treno-ospedale che li porta fuori dall'inferno russo.

La battaglia di Postojali fu solo l’introduzione all’avanzata dal Don verso occidente. Un’avanzata che subì undici scontri, l’ultimo a... “Peregrinai due giorni e due notti nella steppa; le colonne si frammentavano, della mia compagnia neppure l’ombra. Mi riportai verso la testa della carovana e incontrai finalmente il tenente Cacchi. Gli occhi pieni di lacrime, neppure il tempo di abbracciarsi che, valicata una collina, le avanguardie vennero subissate di esplosioni. La discesa del colle non aveva protezioni; laggiù un immenso sbarramento di mortai, Katiusce e mitragliatrici. Si urlava ‘Avanti, avanti!’, e le squadre si lanciavano contro qualsiasi postazione offensiva, spontaneamente, istintivamente, per sopravvivere, molti disarmati. Venne il nostro turno, i feriti gemevano, i russi non uccisero tutti, vincemmo”.
Le armi non poterono più dell’uomo. L’uomo, chiamato a vivere, a non cedere, è più forte. Quel combattimento era un muro di morte, come se dall’inferno uno avesse incespicato verso il Paradiso. Dall’inferno al Paradiso: il passaggio avvenne “intorno a case di terriccio e paglia, una chiesa, un ponte e una ferrovia. Era Nikolaiewka”. La salvezza non fu più all’orizzonte, era sotto i piedi. Eppure la tristezza di Neo era onnipresente: “Uscito da un brutto sogno, mi voltai, per sfortuna; mi voltai, il viso buttato verso la steppa, senza riferimenti, alla ricerca del miracolo, d’un corpo ancora vivo, il corpo di Tebaldo. Non ci fu miracolo, la steppa non mi restituì mio fratello”. Il suo sguardo si sperse in un cielo bianco nella terra arrossata, una terra di stelle senza brillìo, “di stelle nere che avevano smesso di brillare per sempre”.
Da Nikolaiewka a Kiev Ruffini incontrò Riccò, un alpino del suo paese, lo salvò, vennero ospitati in un’isba, una di quelle case che in tanti saccheggiarono vinti dal più naturale degli istinti, la sopravvivenza. Kiev era lontana, distante un’infinità, da percorrere a piedi. Nella stazione di Karkow Neo scrisse e inviò una cartolina postale ai genitori: “Carissimi tutti, Tebaldo è morto tra le mie braccia; non ha sofferto per nulla, non piangete. Baci, Neo”. Kiev distava ancora dieci giorni. “Riuscii a ritrovare i compagni, che oramai, dopo settimane di assenza, mi credevano morto”. Venne allora il tempo del treno, nella capitale ucraina. I vagoni stipati, i canti italiani più belli, “io che li accompagnavo con un gran pianto triste, accovacciato in un angolo di un vagone di allegria, un vagone su cui, all’esterno, stava scritto ‘cavalli otto, uomini quaranta’”.

L'interminabile colonna della ritirata italiana nei pressi di Scelyakino. Sono tutte immagini scattate da Cacchi.

Ritorno alla vita

Questo è stato un frammento della campagna di Russia vissuta dall’alpino Neo Ruffini. Il racconto si ferma. Prima vennero il fronte sul Monte Bianco, quella snervante attesa in trincea, contro i francesi. I rifornimenti non arrivavano, e anzi, dovendo accaparrarsi le scorte per mangiare, queste vennero fatte pagare dall’esercito. Fu il primo contatto con la guerra. Venne poi il fronte adriatico, in Albania. Sulla costa, la meraviglia: “Era la prima volta che vedevo il mare”. Gettati nel calderone albanese, gli italiani, male equipaggiati, oltre ai danni fisici subivano quelli psicologici di una guerra condotta sulla nostalgia: i greci tentavano i soldati con canzoni popolari e vane promesse perché si arrendessero. Terminarono i mesi in Albania, e la compagnia di Neo Ruffini salì lungo un sentiero montano: in una radura, l’ufficiale si fermò, in silenzio, e pianse: “Non torniamo a casa, alpini, la prossima destinazione è la Russia”. Periodo di congedo, eppoi... Eppoi venne la neve, la steppa, l’inverno dei sentimenti, la crudeltà, la violenza, la morte, la fine di Tebaldo, il fratello.
Neo non si arrestò, suo malgrado, una volta in Italia. Furiere di alloggiamento in Jugoslavia, addetto alla predisposizione delle retrovie in vista della spedizione contro i partigiani titini, dopo l’armistizio dell’8 settembre1943, fu catturato dai nazisti e internato in Germania. Lì, scrive Neo nel suo riassunto di una lunga prigionia, fu contadino, fabbro, falegname, operaio lungo le ferrovie, sotto i bombardamenti alleati. Lì altre giornate sul filo del rasoio, e il bacio meschino del destino: una mattina venne centrato da una granata. Dal ginocchio al piede, restava solo un lembo di polpaccio. La morte lo sfiorò, ma non lo sbaragliò. Aiutato da un prigioniero meridionale, assassino e brigante, finito nell’esercito per scontare la pena, si salvò. Mutilato, ma salvo. Nell’ospedale, l’indomani, entrarono gli Alleati. Proprio il giorno dopo...
Cominciò la lenta convalescenza, poi il ritorno a casa, il ritorno alla vita. Era il 1946.
Ora siamo nel 2002. Parliamo con Neo una sera d’agosto, per ore e ore. Ci accoglie in casa, sua moglie fuori con figlia e nipote. Il racconto ha inizio, tutto da quel servizio su L’Europeo, quel primo reportage a colori di guerra. Roberto Cacchi, autore con Gianfranco Ucelli, vive a Milano. Continua a sentirsi con il suo attendente.
d.razzoli@tuttomontagna.it

GLI ITALIANI IN RUSSIA

All’invasione tedesca dell’Unione Sovietica presero parte, oltre a truppe romene, ungheresi, slovacche, fìnlandesi e di volontari spagnoli, anche unità italiane. Si trattò dapprima di un corpo d’armata di circa 62mila uomini, denominato “Corpo di Spedizione Italiano in Russia” (Csir), al comando del generale Messe, che venne poi integrato con altre unità sino a raggiungere nel momento di massimo impegno l’entità di un’armata di 230mila uomini (VIII Armata o Armir, Armata Italiana Russia), al comando del generale Gariboldi.

Dotati di scarsissimi mezzi (per i trasporti solamente 55 carri leggeri e 380 pezzi anticarro, in grado di scalfire appena le pesanti corazze dei carri armati), del tutto impreparati, malamente equipaggiati, questi soldati, impegnati sul Don, subirono lo sfondamento del fronte tra il dicembre ‘42 e il gennaio ‘43: nella ritirata che ne seguì, nel corso della quale i “camerati tedeschi” si rifiutarono di fornire loro i mezzi di trasporto necessari per porsi in salvo, furono decimati, oltre che dai combattimenti, dal freddo intensissimo dell’inverno russo.

Circa 85mila combattenti italiani in Russia non fecero più ritorno; 27mila i congelati.

 

CRONOLOGIA

essenziale sulle azioni svolte dalla divisione Tridentina sul fronte Russo

Primo periodo
(trasferimento dalla zona di radunata Nowo Garlowka-occupazione e difesa del settore di Gorbatowo sul medio Don) metà agosto-9 ottobre 1942.

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Secondo periodo
(trasferimento nel settore di Podgornoje e sistemazione a difesa sul Don) 10 ottobre 1942-16 gennaio 1943.

6 novembre: l’Armir assume la responsabilità del settore sul Don tra Karabut e Bassowka, 28 km. Sforzi sovrumani per la sistemazione difensiva contro i russi e i rigori dell’inverno

Mese di gennaio: il 15, 16, 17 due reggimenti nemici protetti dal fuoco delle retrovie sferranno attacchi nella zona di giunzione tra Tridentina e Vicenza. La posizione resta inviolata nonostante le perdite.

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Terzo periodo
(ripiegamento sotto la pressione nemica e rottura dell’accerchiamento russo) 17 gennaio-30 gennaio 1943

20 gennaio: la Tridentina ripiega verso Podgornoje, Stalingrado cade, i settori tedeschi, rumeni e ungheresi cadono per primi. L’Armir ripiega in difesa, poi in ritirata, anzi in avanzata verso occidente contro l’accerchiamento russo. La Tridentina costituisce l’avanguardia. Prosegue l’avanzata lungo la scia della Tridentina.

Il 6° alpini punta su Postojali e lo attacca con il battaglione Verona. É il primo scontro, ripiega ma contiene la pressione nemica. Il Val Chiese arriva in sostegno con il Bergamo e il Vicenza, più truppe tedesche. Postojali cade, destinazione Nowo Karkowka. É frustrato il primo tentativo di frantumare la Tridentina. Il 6° alpini, snervato, passa in retroguardia dopo aver respinto numerosi attacchi.

21 gennaio: da Nowo Karkowka a Lymarewka e Scheljakino. Il freddo è il nemico.

22 gennaio: obiettivo Ladomirowka. L’avanguardia raggiunge la sella di Scheljakino che domina il paese, accolta da violento fuoco di armi automatiche, mortai, artiglierie. Gli alpini della Tridentina, il 5° reggimento, penetra.

24 gennaio: le offese nemiche arrivano a Malakejwka, gli alpini in due ore sfiancano i russi. Verso Romankowo.

25 gennaio: resistenze a Nikitowka, che viene occupata.

26 gennaio: fuori dall’abitato di Arnautowo, i russi hanno predisposto un attacco in massa. Qui è il 5° alpini che spezza la reazione avversaria, avanzando.

Nel frattempo, il 6° alpini, giungevano a Nikolajewka, l’ultima muraglia, e sferravano l’attacco, il più tremnedo. Scarsità di munizioni, 30° sottozero, disordine: dopo durissimi combattimenti, alle 11 il 6° combatte nell’abitato. Alle 12 arriva il grosso delle truppe, l’artiglieria scaricava e sfruttava lo slancio del 6°. La colonna sosta sulla vinta Nikolajewka. 40 ufficiali uccisi; incalcolabile le perdite delle truppe. La sola Tridentina, su cui gravava la responsabilità dell’avanzata, aveva rotto l’acerchiamento: 200 km di marcia combattendo, senza rifornimenti e sotto il fuoco nemico. La colonna di alpini era di 40mila uomini appoggiata alla Tridentina.

27 gennaio: ricomponendo i ranghi e contando i superstiti il comandante del 6° alpini, vinto dalle fatiche sopportate e dai dolir sofferti, muore.

29, 30, 31 gennaio: le resistenze russe sono tramontate. Raggiunti Bessarab, Bolsche e Troiskoje, il ritorno alla vita arriva a Shebekino.

Poi il rimpatrio, continuo fino a marzo.

 
   

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